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'Mafie, il soggiorno obbligato ha fatto grandi danni'

'Mafie, il soggiorno obbligato ha fatto grandi danni'

L'esperto Enzo Ciconte al processo Aemilia: 'Ha portato presenze che qui non c'erano. Ma qui non c'è il mare ma ci sono i soldi ed hanno iniziato a lucrare'


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A dare il via alla penetrazione della 'ndrangheta al nord 'e' stato il soggiorno obbligatorio, una scelta infelice che ha prodotto dei danni, ha portato presenze in zone dove non c'erano'. Quasi in concomitanza con la condanna a 10 anni di carcere, di Rocco Baglio, il ricercatore e studioso del fenomeno mafioso Enzo Ciconte, ascoltato nel corso del processo Aemilia come testimone della Corte, ha sottolineato gli effetti negativi legati alla misura dell'allontanamento dalle tradizionali 'terre di mafia' del sud, di boss e figure di spicco della criminalità organizzata. Una prassi diffusa nel sistema giudiziario degli anni '80 che ha portato ad insediarsi al nord, con particolare riferimento all'Emilia Romagna e alla Lonbardia, di diversi boss mafiosi che una volta giunti nelle ricche province emiliane, hanno creato e sviluppato i loro affari. Consentendo la penetrazione prima ed il radicamento poi, delle organizzazioni criminali. Che nel caso dell'Ndragheta hanno saputo cambiare pelle adattandosi a contesti sociali differenti al fine di continuare a gestire e sviluppare, con la stessa potenza criminale, i propri affari. Una prassi, appunto capace per questo di fare danni.

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Nel caso specifico di Reggio Emilia, dove si celebra il maxi processo Aemilia contro la 'locale' criminale di Cutro, 'probabilmente i cutresi sono arrivati anche prima, negli anni '70' - ha affermato Ciconte. 'Come in tutti i fenomeni di immigrazione accanto ai lavoratori arrivano i criminali'.

'I soggiornanti obbligati che sono venuti qui e i lavoratori che sono venuti qui - ha affermato Ciconte - hanno capito che qui avete la nebbia, non avete il mare che abbiamo noi, ma avete i soldi. Fanno una scelta di venire apposta. Vengono a lucrare qua'. In merito al discorso della presenza criminale fin dagli anni '70, lo studioso cita anche 'un personaggio come Francesco Fonti che e' stato mandato apposta dalla sua cosca ad organizzare il traffico degli stupefacenti, fra Reggio Emilia e Modena'.

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