Una grande foresta, completamente rasa al suolo per errore, l'estate dello scorso anno, per una parte di circa 10 ettari. Tutto previsto, escluso l'errore non da poco difficilmente compensabile nel breve e medio periodo dalla piantumazione di circa 1200 pianticelle messa a dimora, e per una parte già sradicate dall'erosione delle ultime piene.
Una operazione, quella relativa alla rimozione di una parte delle alberature (soprattutto pioppi bianchi e neri oltre ai salici), nate e cresciute nell'area della cassa, ritenuta necessaria per avviare condizioni per avviare i lavori – attesi da oltre vent’anni – di adeguamento e potenziamento della cassa. Uno dei 4 lotti, quello relativo all'innalzamento delle arginature, che solo nel loro insieme dovrebbero garantire l'aumento della capacità della cassa, a protezione del territorio modenese. Fatto sta che fino ad ora l'effetto davvero impressionante è la trasformazione radicale, per non dire la cancellazione, di un intero habitat naturale, protetto negli anni ed utilizzato, attraverso il percorso naturalistico, per esperienze e attività didattiche, capace di mettere in contatto direttamente con una quantità davvero importante di animali e piante oltre che con una delle opere idrauliche poste sul fiume Secchia a protezione dalle piene delle aree di pianura. Una opera inadeguata fin dal progetto iniziale, abbandonata per decenni e da almeno 20 anni orfana di quel progetto strutturale di potenziamento e messa in sicurezza suggerito con studi e raccomandazioni degli ingegneri idraulici. Tanto più dopo l'alluvione del 2014 in cui si riaccese l'attenzione della politica e delle istituzioni sulle criticità e sui rischi del bacino del Secchia.
Tornando all'oggi, l'area ambientale ed il percorso naturalistico, sono resi non solo irriconoscibili dal taglio radicale del bosco e dalla scomparsa di tutti i cartelli informatici relativi alla flora, alla fauna così come al funzionamento della cassa di espansione, ma anche inaccessibili da transenne che definiscono un cantiere che si prospetta essere lunghissimo. Anche se dovrebbe essere brevissimo. I lavori relativi all'innalzamento delle arginature attraverso l'utilizzo del terreno sedimentato negli anni e nel quale era cresciuto il bosco, e che l'allora assessore all'ambiente Priolo, nel febbraio del 2024, aveva già previsto al termine dell'estate dello stesso anno, devono ancora partire.
Senza considerare che di per sé la rimozione di quella parte di sedimenti necessari al rialzo arginale e il rialzo arginale stesso, poco o nulla porterebbero comunque al potenziamento significativo della cassa. E i lavori strutturali più significativi – la realizzazione della nuova diga, del manufatto regolatore e dello sfioratore – non sono ancora iniziati, nonostante siano previsti, raccomandati, e recentemente anche completamente finanziati.
Pur tenendo in primo piano la questione delle sicurezza idraulica della cassa, non può non essere considerato l’impatto ambientale generato con i soli lavori preliminari: un intero ecosistema protetto legato al bosco di 40 ettari con migliaia di alberi ad alto fusto è di fatto scomparso, spazzato via senza clamore né reazioni ufficiali. Dove fino a pochi mesi fa si estendeva un’area verde rigogliosa, popolata da salici, pioppi bianchi e neri e da una ricca vegetazione tipica delle zone umide, oltre a caprioli e varie specie di volatili protette, oggi rimane una distesa desolata e irriconoscibile, anche per chi era solito frequentarla per passeggiate e attività didattiche.
Come misura compensativa, legata anche al riconoscimento dell'errore fatto, si è provato a ricreare una nuova area verde piantumando oltre 1.200 nuovi alberi, in gran parte salici. Tuttavia, alcuni di questi sono già sono stati spazzati via, o stanno già soffrendo, a causa dell’erosione dovuta alle recenti piene, soprattutto quelli piantati lungo i bordi degli argini.
Sconcertante, come detto, è anche la scomparsa di tutti i cartelli informativi che illustravano la flora, la fauna e il funzionamento della cassa di espansione, uno dei più grandi progetti ambientali regionali. Una cancellazione silenziosa e totale, quasi a voler eliminare ogni traccia della precedente funzione naturalistica del luogo. Del resto, illustrare la flora e la fauna di un bosco che non c'è più sarebbe ormai quasi paradossale. E ciò che più impressiona di tutto ciò è stato che la cancellazione di un bosco di 40 ettari è avvenuto nel silenzio e, dobbiamo dirlo, nella disattenzione istituzionale, compresa quella del Comune di Modena, oltre che di numerose associazioni ambientaliste, anche storiche, che si sono accorte di quanto stava accadendo dagli articoli di stampa (a partire di quelli de La Pressa), che direttamente e indirettamente (attraverso la segnalazione di singoli comitati o gruppi di cittadini), la denunciavano.
Gianni Galeotti



