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Modena Ora: ecco l'innovazione urbana per una città più bella

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Il laboratorio civico Modena Ora individua tre aree della città modello per generare sviluppo. Recuperando suolo da destinare servizi alla città.


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'La città del futuro? E' quella che per buona parte delle sue aree strategiche era già stata disegnata venti anni fa e che, non attuata, si trova ancora abbandonata nei cassetti dell’amministrazione comunale. Progetti che oggi bisogna recuperare ed attuare con uno sguardo nuovo per rispondere alle esigenze di una città che deve guardare al futuro senza consumare altro suolo, con minore impatto ambientale e che necessita di servizi e standard del vivere dell’abitare e del muoversi, avanzati.

Partendo da aree che già ci sono che quella volontà e capacità politica che è mancata in questi anni, è possibile rimettere al servizio della città, smettendola di costruire in aree vergini'.


Questo il messaggio lanciato oggi dal Laboratorio civico 'Modena ora' che in vista delle elezioni amministrative e come possibili obiettivi di mandato per chiunque governi la città, rispolvera e propone (cartine anche storiche alla mano), l’innovazione urbana in tre aree della città: Ottavo campale, da tempo passata al demanio, l’area del cavalcavia di via Emilia Ovest con la riapertura al traffico del tratto di via Emilia ovest (possibile dopo l'eliminazione della linea ferroviaria storica) e dello sbocco dell'asse viario San Cataldo Paolucci sull'area del cimitero di San Cataldo, così come l’area della stazione dei treni, con particolare riferimento all'ex scalo merci, disponibile dopo l'apertura dell'area di Marzaglia. Aree sulle quali si potrebbe giocare parte della la sfida del futuro che in una città che il laboratorio definisce 'ingessata da venti anni' deve ritrovare slancio e sviluppo, innovando l'uso di quelle aree in disuco e sperimentando nuove modalità di mobilità e nuove forme dell'abitare, in linea con le esigenze di una società, come quella di Modena anche a vocazione universitaria oltre che di terra di imprese di servizi avanzata, nella quale anche la casa non è più più bene patrimoniale da custodire ma servizio globale da utilizzare per le proprie esigenze, anche temporanee in un mercato del lavoro sempre più globale. E qui il guanto di sfida, che allo stesso tempo rappresenta anche un'opportunità chiama per così dire in causa anche i costruttori. 'Sul nostro territorio abbiamo imprenditori di prim'ordine ai quali chiediamo di condividere la sfida dell'innovazione e della rigenerazione'

“Il laboratorio civico Modena Ora – afferma Cinzia Franchini - ritiene che in tema di sviluppo urbanistico, Modena sia da anni bloccata perché orfana di una visione di città. I grandi progetti di riqualificazione urbana inseriti nei piani degli anni ’90 e 2000 sono rimasti al palo e con essi le prospettive e le opportunità che attraverso di questi potevano aprirsi: Cittanova 2000, fascia Ferroviaria, viabilità est –ovest”.

'Senza un’azione ed una ragione politica capace di dare prospettiva, programmazione e visione allo sviluppo, Modena è rimasta ingessata' - ha affermato Cinzia Franchini nel corso della conferenza stampa tenutasi presso il Caffè dell'orologio insieme ad altri due componenti del laboratorio Fulvia Ugetti e Maurizio Puviani.

'Lo sviluppo urbanistico, quando c’è stato, è stato di quantità e non di qualità. Motivato dai bisogni dei costruttori e non da una ordinata idea e prospettiva di sviluppo. Nessuno tra chi ha governato la città negli ultimi 20 anni ha saputo dire dove e come ed in quale direzione la città avrebbe dovuto svilupparsi: industriale, culturale, universitaria. Modena, così ricca di tradizione e passato non ha saputo dare un nome al proprio futuro'

Modena Ora vuole oggi dare forma e mettere a disposizione per una futura azione di governo, questa nuova visione. Una visione necessaria. Sogniamo una Modena più bella da vivere in tutti i suoi aspetti, più attrattiva, capace di essere scelta come luogo in cui vivere e fare vivere i propri figli così come alle nuove generazioni di studenti e di lavoratori. Sul piano urbanistico nella logica non solo del saldo zero, ma di una riduzione del consumo di suolo.

Crediamo che ciò sia possibile, partendo da ciò che Modena è, ed ha, oggi. E soprattutto dai progetti esistenti e mancati e che potrebbero costituire obiettivi di mandato. Nel dettaglio, ecco le aree urbane su cui si è focalizzato il laboratorio e la proposta di Modena Ora.

Ottavo Campale: Si tratta di diciotto ettari di terreno a un chilometro e mezzo dalla Ghirlandina. Area strategica a vocazione Militare, dal 2016 è passata dal Ministero della difesa al Demanio. Dalla firma del protocollo di intesa non si è mosso nulla. L’area, già urbanizzata, e slegata dai vincoli del PRG, potrebbe prestarsi a diverse funzioni. Da universitarie e di servizi. Anche attraverso il rinnovamento degli edifici presenti in un’area che già si presenta come cittadella universitaria. Potrebbe ospitare anche parte degli alloggi previsti nel piano di Vaciglio.

Area stazione ferroviaria: Il piano di riqualificazione della fascia ferroviaria presentato nel 1999 che quest’anno compie 20 anni, doveva svilupparsi a seguito del trasferimento dall’area della stazione al Marzaglia, dello scalo merci ferroviario. Ciò non è avvenuto ed oggi siamo fermi a 20 anni fa. Il vecchio progetto prevedeva lo spostamento della stazione delle autocorriere. Crediamo che oggi quel progetto sia superato. L’enorme area dello scalo, con l’entrata in funzione di Marzaglia, potrebbe garantire nuova area verde attrezzata e strutture a servizio della stazione o, nell’ipotesi che la manifattura tabacchi sia scelta come nuova sede unica del tribunale, come parcheggio. Rimane immutato il collegamento diretto ciclopedonale con l’area della manifattura.

Via Emilia Ovest/cavalca ferrovia – San Cataldo: Due interventi sulla viabilità potrebbero unire la città su un asse strategico. Il primo riguarda l’eliminazione del Cavalcaferrovia di via emilia ovest e il ricongiungimento di via Cabassi e via Tabacchi, ora interrotto nonostante la rimozione della ferrovia storica. Il secondo, tanto semplice quanto funzionale consiste nell’apertura di via San Cataldo all’altezza dell’incrocio con via Paolucci e del sottopasso ciclopedonale. L’apertura del collegamento al traffico veicolare consentirebbe l’accesso diretto sia da via Cesare Costa sia da strada San Cataldo sia da via Paolucci, alla parte monumentale del cimitero di San Cataldo e all’attuale parcheggio adiacente a porta aperta. Per iniziare l’opera di reale unione della città da sempre divisa dalla ferrovia, con enorme impatto su tempi di percorrenza e sull’inquinamento oltre che sul fronte della valorizzazione (l’accesso principale alla parte monumentale del cimitero sconosciuta ai più perché di fatto oggi scollegata.









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