A Modena la rigenerazione urbana stenta da 20 anni a decollare. In molti casi anche solo a muoversi sulla pista di partenza. Ne è l'ennesimo esempio il progetto per la realizzazione di 74 nuovi alloggi nell'area da quasi 8.000 metri quadrati, già edificata nel dopoguerra e per decenni abitata compresa tra i civici 221 e 255 di via Nonantolana. Un ampio comparto urbano, abbandonato negli anni, demolito in parte, degradato al punto da essere inserito, già nel 1999, in quel piano di riqualificazione urbana della fascia ferroviaria nord, comprendente nove comparti ex industriali (tra cui le ex fonderie e l'ex mercato bestiame), rimasto per buona parte sulla carta e nei rendering. Riproduzione al computer di di una realtà che doveva esserci già da almeno dieci anni, non c'è e chissà quando ci ci sarà. Dopo anni di silenzi ed immobilismo, come quello che ha riguardato il vicino comparto ex benfra (rimasto anch'esso sulle carte e nei desiderata della riqualificazione mancata), risale esattamente a due anni fa, al 21 luglio 2018 (stesso sindaco e stesso assessore all'urbanistica di oggi nonostante le elezioni dello scorso anno), la giunta comunale approvò una delibera per la demolizione di un vecchio fabbricato e la costruzione di un nuovo palazzo da 29 appartamenti.
Nell'ambito di un intervento congiunto Comune/Acer sull'area dove dagli anni 40 esistevano, esistevano tre blocchi di alloggi popolari diventati obsoleti e per buona parte inagibili già della metà degli anni '90.Al punto che Comune e Acer (l'agenzia ex Iacp che per la provincia gestisce il patrimonio immobiliare pubblico anche dei comuni), ne ordinò la demolizione di due, di quelli a totale proprietà pubblica. In base ad un piano di riqualificazione e rigenerazione urbana rimasto però fermo ad un piano che venne rilanciato nel 2008.
Come tanti altri in città, triste e desolante eredità dei piani della Giunta Barbolini che conobbero uno stop, anche a causa della crisi, nei due mandati del Sindaco Pighi.
Oggi, di quelle tre stecche di alloggi popolari, ne è rimasta una. Inagibile per buona parte, con gli accessi principali e secondari bloccati, ma per una porzione evidentemente ancora abitata. Fabbricato che Comune ed Acer avevano già in programma anni fa di demolire, riprendendo quel piano di riqualificazione abbandonato anni fa. I finanziamenti, 4,7 milioni di euro, vennero stanziati, con tanto di variazione di bilancio, comprendenti anche 600.000 euro per l'esproprio degli inquilini rimasti, ma come al solito non se ne fece nulla.
Fino a ieri, fino alla notizia dell'adozione del Piano Urbanistico Attuativo, relativo allo stesso comparto.
Un passaggio tecnico che avrà bisogno di ritornare in Consiglio comunale per l’approvazione definitiva, insieme alle controdeduzioni alle eventuali osservazioni formulate.
L’intervento, del valore complessivo di 14 milioni di euro, sarà diviso in due stralci. Nel primo, pari a 5 milioni di euro (che riprende quello lanciato due anni fa), è prevista la realizzazione della prima palazzina, con 26 alloggi Erp, e delle dotazioni urbanistiche interne al comparto, nella zona già liberata dopo la demolizione dei primi due fabbricati esistenti. L’intervento sarà finanziato con risorse comunali che provengono dal reinvestimento obbligatorio delle entrate derivanti dalla gestione degli alloggi Erp comunali.
Nel secondo stralcio, del valore di 9 milioni di euro, oltre all’acquisizione dei tre alloggi privati da espropriare, è prevista la realizzazione della seconda palazzina, che ospiterà 48 alloggi di Ers, di servizi integrativi all’abitare (spazi comuni di aggregazione sociale aperti ai residenti del comparto ma anche a residenti del Quartiere), delle dotazioni urbanistiche fuori dal comparto, della progettazione del modello di gestione sociale e della sua condivisione.
Ma qui la situazione è ancora più in alto mare. L’intervento è vincolato a non meglio specificati finanziamenti regionali ai quali accedere attraverso canidatura. Senza considerare che ad oggi per il secondo edificio, non esiste nemmeno il progetto esecutivo, anch'esso soggetto soggetto alla possibilità dell’Amministrazione comunale di avvalersi dei contributi che scaturiranno da un concorso di architettura per rendere tale intervento un modello di riferimento futuro per questa tipologia edilizia. Che visti i precedenti dei concorsi di idee e di progettazione in questa città significa riparlarne (solo riparlarne), tra almeno 5 anni.
Gianni Galeotti



