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Nuove estrazioni in Emilia Romagna, il professor Boschi mette all'angolo la Regione

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Il consigliere Spica di Bastiglia ha scritto al geofisico Enzo Boschi sulla coltivazione di idrocarburi nella Bassa modenese: 'Si è verificato forse in modo automatico un processo di reciproca difesa e mutuo soccorso fra il potere politico regionale e la sezione sismica della Commissione Grandi Rischi'


Nuove estrazioni in Emilia Romagna, il professor Boschi mette all'angolo la Regione
 
'In questi anni ho ricercato le verità nascoste su ciò che successe prima, durante e dopo il sisma del 2012 che colpì la pianura padana e l’alluvione di Bastiglia del 2014. I frutti di tale lavoro sono stati due esposti a diverse Procure della Repubblica su cui è necessario che la Magistratura indaghi per scoprire eventuali colpevoli e/o negligenze: entrambi gli esposti, contengono ricerche da me personalmente fatte e testimonianze del solo mondo scientifico. Recentemente, relativamente alla coltivazione di idrocarburi nella bassa modenese (area Cavone), è stato siglato un accordo fra la Regione Emilia Romagna e il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE); qualche settimana fa le stesse Assessore, hanno dichiarato in un comunicato stampa, che le varie autorizzazioni saranno valutate dai Sindaci: mi chiedo quali competenze possano avere i Sindaci ? Ma per saperne realmente di più e fugare ogni dubbio, ho chiesto parere al geofisico Enzo Boschi e riconosciuto quale membro autorevole della comunità scientifica a livello internazionale, del quale ovviamente mi fido e che ringrazio per la sua costante disponibilità'. Così il consigliere comunale di opposizione a Bastiglia Antonio Spica'Il professor Boschi, a seguito dei miei dubbi che rispecchiano quelli di un intero territorio duramente colpito, mi ha inviato la sua relazione che qui di seguito riporto'.

 In un recente comunicato dell'Assessora alle Attività Produttive e dell'Assessora all'Ambiente della Regione Emilia Romagna si legge che, in accordo con il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), sono state stabilite le linee guida per ricercare ed estrarre idrocarburi in Emilia. Queste linee guida concorrerebbero a garantire precauzioni e a fornire 'preziose informazioni' di conoscenze del sottosuolo. 

In realtà si sta tentando di convincere gli emiliani ad accettare che vengano concesse autorizzazioni di ricerca di idrocarburi in un territorio fortemente ed evidentemente fragile nonostante le conclusioni della Commissione ICHESE, costituita dalla Regione stessa, in accordo con il MISE. 

Infatti, nel rapporto conclusivo dell'ICHESE, incomprensibilmente tenuto riservato per mesi dalla Regione ma venuto alla luce grazie ad un intraprendente giornalista inglese, si concludeva che non poteva essere escluso che le cause dirette dei forti terremoti del 2012 fossero le estrazioni petrolifere in località Cavone. 

Alle attività dell'ICHESE avevano collaborato tutti gli enti nazionali che si occupano di Sismologia e il coordinatore della sezione sismica della Commissione Grandi Rischi.

Da nessuno degli esperti coinvolti sono mai venute censure o distinguo sulle conclusioni di ICHESE. Almeno fino ad oggi e a mia conoscenza. 

So, ma non posso provarlo, che da tempo sono in corso fra gli attori della vicenda tentativi di scaricarsi reciprocamente le colpe.

Nel comunicato delle due Assessore si legge anche che 'dopo una sperimentazione sul pozzo in località Cavone nel modenese, la comunità scientifica coinvolta ha escluso ogni correlazione' tra sismi e attività di estrazione. 

Non si esplicita innanzi tutto da chi è costituita la 'comunità scientifica coinvolta'. Quello che è dato sapere è che prima il potere politico ha voluto ICHESE, poi non ha gradito le sue conclusioni e allora ha condiviso i risultati  di una Commissione di sismologi americani che aveva escluso che le attività al Cavone potessero generare terremoti. Tuttavia questi sismologi americani erano pagati dall'ENI: un incontrovertibile conflitto di interesse! Allora, correttamente, un alto funzionario del MISE ritenne necessario che i risultati 'americani' venissero validati dall'INGV, in quella circostanza considerato ente terzo. 

'Sfortunatamente' gli ottimi ricercatori INGV si limitarono ad accertare la validità delle procedure seguite dagli americani nella loro analisi ma con chiarezza si astennero dal validarne le conclusioni. Quindi nessuna validazione e il conflitto di interessi resta tutto. 

Il comunicato cita anche la sperimentazione sul pozzo come elemento tranquillizzante. Qui si tocca l'apice del grottesco e dell'incongruo! Noi cittadini emiliani in tutta evidenza veniamo trattati dai nostri governanti regionali come dei poveri deficienti!  

In cosa consiste la sperimentazione? Si sollecita il pozzo del Cavone con iniezioni di fluidi pressurizzati due o tre anni DOPO che l'energia sismica accumulata nella zona si è del tutto liberata a seguito delle due forti scosse del 2012. Si dimostrerebbe, cioè,  che una zona sismica è inoffensiva dopo che ha scaricato la sua energia in una sequenza di scosse particolarmente violente! Come scoprire l'acqua calda! Come se un assassino dimostrasse la propria innocenza mostrando che la propria pistola è priva di proiettili omettendo di dire che l'ha scaricata sulla vittima. 

Per ricaricare la Bassa Emiliana riportandola al livello energetico presente prima del 2012 ci vorranno alcuni secoli: solo allora gli esperimenti effettuati dai consulenti regionali avrebbero senso.

Una zona sismica viene decisamente modificata da una sequenza di scosse importanti come sono state quelle del 2012. Ciò che si può osservare e misurare DOPO le scosse non può essere utilizzato neanche per fare illazioni generiche (e assolutamente non considerazioni univoche e rigorose) sulle condizioni geodinamiche della zona PRIMA delle scosse. 

È vero che trivellazioni e iniezioni di fluidi pressurizzati possono generare o contribuire a generare terremoti specialmente in zone con pericolosità sismica. Ma è altrettanto vero che le attività estrattive al Cavone non possono aver generato le due forti scosse del 20 e del 29 maggio del 2012. Per un motivo molto semplice: la prima scossa, quella del 20 maggio, si è verificata a più di una ventina di km dal Cavone, mentre la seconda, dieci giorni dopo, si è verificata in una zona vicinissima al Cavone. 

Se il Cavone fosse stato il responsabile si sarebbe dovuto verificare esattamente l'opposto: la prima scossa vicina e la seconda lontana. 

Si potrebbero fare considerazioni fisico-matematiche anche più raffinate sul fenomeno ma il risultato non cambierebbe! 

Allora è lecito chiedersi: perchè tutto questo clamore sulle cause dei terremoti emiliani del 2012? Perché non si è accettato molto semplicemente che anche in Emilia valesse la collaudatissima tettonica a placche? 

Personalmente propongo la seguente spiegazione: si è verificato forse in modo automatico un processo di reciproca difesa e mutuo soccorso fra il potere politico regionale e la sezione sismica della Commissione Grandi Rischi. 

Il primo fin dal 2003 avrebbe avuto la possibilità di imporre norme più severe per le costruzioni. La seconda, immediatamente dopo la prima scossa, avrebbe dovuto segnalare con estrema determinazione la concreta possibilità di ulteriori forti scosse, come sempre avviene in Italia. 

La prospettata 'origine petrolifera' delle scosse, insieme a proposte di altre ridicole cause, ha fatto distogliere l'attenzione da omissioni gravissime di responsabili politici e consulenti scientifici, omissioni che sarebbero da additare pubblicamente! 

Ricordiamo sempre che la quasi totalità delle vittime si ebbe in conseguenza della seconda scossa in edifici di recente costruzione, realizzati ben dopo il 2003!

Ricordiamo che un allarme venne poi assurdamente lanciato dalla Grandi Rischi in giugno, dopo che la sequenza sismica si era in tutta evidenza sostanzialmente conclusa. Nessuno ha mai ritenuto di dover dare una spiegazione di una simile evidente assurdità! Nessuno ha ritenuto di dover spiegare perché l'allarme non fu lanciato tempestivamente dopo la prima scossa! Si sarebbero potute salvare molte vite ! È grave e pericoloso che i responsabili di questo scempio siano ancora al loro posto! 

Ricordiamo anche che tutte le attività di prevenzione da catastrofi, secondo la Carta Costituzionale, sono nelle esclusive competenze e responsabilità delle Regioni.

Molte altre incongruenze potrebbero e dovrebbero essere analizzate in questa vicenda, tristissima per le famiglie delle vittime e terribilmente vergognosa per coloro che hanno gestito in maniera tanto leggera una situazione così delicata.

È per questo che mi permetto di suggerire di considerare con estrema cautela le proposte di nuove prospezioni ed estrazioni di idrocarburi. 

È in generale vero e verificato sperimentalmente che trivellazioni e iniezioni di fluidi pressurizzati possono provocare terremoti!

Inoltre nel 2008 un importante funzionario (o politico...non ricordo) della Regione Emilia Romagna durante un importante convegno affermò con solennità: 'il territorio emiliano è già troppo sfruttato da estrazioni di idrocarburi e da depositi sotterranei, ulteriori attività non sono possibili e non sono accettabili!'

Concludendo sia chiaro che su questi temi sono disponibile, e ne sarei felicissimo, di confrontarmi pubblicamente con assessori e funzionari regionali, con tutti i loro possibili consulenti anche se fossero decine o centinaia! 

Pubblicamente, con tutto il tempo necessario per trattare tutti gli argomenti. Sempre usando un linguaggio rigoroso ma semplice. 

Potremmo per esempio parlare anche degli effetti sismici, passivi e attivi, dei depositi di gas. Potremmo ragionare su che cosa significhi, in termini di rischi, aumentare decisamente la pressione del gas in un grande deposito già esistente...

Ripeto: facciamo un incontro pubblico. Sono pronto a confrontarmi con tutti coloro che lo vorranno. 

Potremmo anche discettare sulle 'preziose informazioni di conoscenze del sottosuolo'....qualunque cosa abbiano voluto dire con una una simile asserzione le nostre due Assessore.
 
Enzo Boschi


Redazione La Pressa
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