'Se hanno chiuso il punto nascite per una questione di sicurezza, che verrebbe meno con un numero di parti all’anno inferiore a 500, allora chiediamo quali condizioni di sicurezza ci siano oggi, per una partoriente residente nei comuni di Fiumalbo o Pievepelago che deve percorrere 80 chilometri di strade, per buona parte di montagna, per raggiungere Sassuolo'. Ad interrogarsi su questo punto i referenti del Comitato Salviamo l'ospedale di Pavullo che sul tema della chiusura del punto nascite, rilancia all’Ausl e alla Regione la questione puntando proprio sulla sicurezza.
Supportando con i dati il parere della commissione ministeriale per il NO alla deroga all’apertura, LlAusl aveva annunciato di avere predisposto un piano di emergenza per quelle donne (circa 40 secondo le previsioni), che ogni anno avrebbero bisogno di un’assistenza straordinaria proprio perché residenti nelle zone dell’alto Frignano, troppo lontane dal centro di Sassuolo, e che dopo la chiusura del punto di Pavullo, è diventato il 'più vicino' per andare a partorire.
Piano che prevederebbe il trasporto anticipato in pianura delle donne per i parti a rischio ( monitorati anche attraverso un collegamento diretto con ostestriche dedicate e la georeferenziazione via web), oltre ad un unità di emergenza presso l’ospedale di Pavullo in cui stabilizzare eventuali pazienti in più gravi condizioni prima del trasporto nel più vicino ospedale di Sassuolo.
Gianni Galeotti
Nella foto, la manifestazione dei comitati di Pavullo a difesa del locale punto nascite, organizzata a Luglio



