Lo stabilisce un determina del Comune di Modena, esecutiva dal 1 marzo scorso. Il presupposto è quello che già aveva motivato la giunta Pighi, nel 2009, ad introdurre questo contributo: l'integrazione scolastica dei minori nomadi. Che, in soldoni, si traduce in questo: visto che la scuola è oggettivamente uno dei maggiori veicoli e strumenti di integrazione, e visto che è molto difficile, se non in molti casi impossibile, convincere le famiglie nomadi a mandare i loro figli a scuola, allora motiviamoli pagando loro la benzina per portarli. Con un contributo che viene riconosciuto (anche se non esplicitato così chiaramente), proprio in virtù dell'essere famiglie nomadi, ovvero di appartenere ad una comunità di famiglie dove si registrano oggettivi problemi di integrazione dei minori, che proprio nell'interesse dei minori, bisogna evitare. Evitando, appunto, l'abbandono scolastico. E per farlo, incentivando le famiglie con un contributo economico a portarli a scuola, con mezzi propri. Per il 2017, sono 5.000 gli euro stanziati dal Comune a questo scopo.
Ed è qui che, al di la delle cifre, il principio di fondo, seppur formalmente legato all'interesse dei minori (sul quale nessuno discute), stride. Per due motivi: il primo riguarda il fatto che si tratta di un contributo (per pagare appunto il trasporto dei bimbi a scuola con auto propria), che non viene riconosciuto, a quanto ci risulta anche dagli specifici bandi per famiglie indigenti, a nessun altro cittadino o nucleo famigliare residente, non nomade, pur in possesso dei requisiti Isee e famigliari che ne definiscono uno stato di indigenza e che consentono di accedere a contributi ed agevolazioni. In pratica, a nessuna famiglia nemmeno in condizione di povertà o in difficoltà viene oggi pagata la benzina per portare i figli a scuola (perché di questo si tratta). In secondo luogo, il principio stride perché avvalla (riconoscendolo pur indirettamente), un comportamento (quello che tende a non fare frequentare la scuola o non farla frequentare regolarmante ai figli), che già di per sé costituisce reato perseguibile, che già di per sé costituisce (o dovrebbe
Una prassi che parte da lontano
Una prassi, quella di pagare di fatto la benzina ai nomadi che portano a scuola i loro figli, che prosegue dal 2009, quando il Comune stabilì di assegnare un contributo assistenziale alle famiglie residenti nei campi nomadi collocati nel territorio comunale a condizione di provvedere direttamente al trasporto a scuola dei propri figli. Ai tempi venne stabilito che il contributo per ogni giorno di effettiva frequenza, fosse €. 2,40 per i servizi educativi 0-6 anni, per le scuole primarie e secondarie di primo grado e €. 5,20, in ragione della maggiore distanza degli insediamenti, per i frequentanti le secondarie di secondo grado.
Nel 2012 la nuova giunta comunale (quella guidata da Muzzarelli che successe a quella di Pighi), decise di mantenere il contributo ma di rideterminarne (riducendoli) gli importi del 30% a seguito delle sempre minori risorse disponibili nel bilancio comunale; il contributo per il trasporto scolastico alle famiglie degli alunni nomadi è così stato abbassato a €. 1,60 per i servizi educativi 0-6, per ogni giorno di effettiva frequenza e € 3,60 per le scuole primarie e secondarie di primo grado, in ragione della maggiore distanza dagli insediamenti. Che nulla cambia in termini di principio.
Gianni Galeotti


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