Un nuovo insediamento produttivo da 4.300 metri quadrati costituito da un capannone, parcheggi, vie di accesso e di uscita anche per mezzi pesanti, sarà costruito nei prossimi mesi nell'unica area rimasta verde, allo stato 'seminativo', dell'area nord della città, nella zona all'interno della cintura della tangenziale di Modena, al limite dell'ampia area dell'ex mercato bestiame, abbandonata allo stato di urbanizzazione primaria da 12 anni e oggi ricompresa, almeno sulla carta, dagli interventi di riqualificazione del piano periferie.
In quel lembo di terra segnalato sulla cartina dal tratto in rosso sorgerà il nuovo polo logistico (indicato come tale dai costruttori sul sito del Consorzio Cooperativo Sicrea) dell'azienda Gls, attualmente con sede in locali in affitto a Ponte Alto. Nel presentare, in Consiglio comunale, il nuovo intervento di cui il Comune non ha mai parlato pubblicamente, nemmeno in occasione della recente assemblea di illustrazione del Piano Periferie, l'Assessore all'urbanistica Vandelli ha parlato di ampliamento della sede GLS, per un costo di 2,5 milioni. Di fatto si tratterebbe di un vero e proprio nuovo polo logistico (come lo descrivono i costruttori), per la movimentazione e lo smistamento di merci che i costruttori stessi indicano da 2,4 milioni.
Ma il punto non sono sicuramente i 100 mila euro di differenza.
Il punto è che tale intervento, andando ad insistere sull'unica area verde e vergine rimasta in una zona che a distanza di 500 metri conta circa 40.000 metri quadrati di aree ex industriali già urbanizzate ma completamente abbandonate (e, come nel caso dell'ex pro-latte, trasformate in una discarica abusiva e cielo aperto da 14.000 metri quadrati a pochi metri da case ed un parco pubblico compreso di area giochi per bambini), pone un problema di scelte urbanistiche. Che il comune difende, ribadendo di non potere incidere sulle scelte di un privato e su destinazioni di terreni con potenzialità edificatoria all’interno di un contesto urbanizzato. Che è certamente vero ed ineccepibile sotto il profilo strettamente tecnico e normativo. Ma il Consiglio comunale, e quello dell'amministrazione, è un contesto politico che può funzionare (e a legittimità istituzionale per farlo), anche per orientare, pur all'interno degli stretti limiti della norma, le scelte dei privati che intendono insediarsi in una zona e che, proprio nella trattativa su aree da cedere al comune in cambio di accordi economici su oneri di urbanizzazione, potrebbe coinvolgere altri privati proprietari di aree abbandonate a a rischio ambientale, che costituiscono una ferita aperta (e che dopo anni sarebbe da cucire), nella stessa zona.Aspetto sul quale, nel corso del dibattito sul progetto in consiglio comunale, il Consigliere Marco Chincarini ha richiamato l'attenzione dell'Assessore : 'Non c'era la possibilità di indirizzare i proprietari verso la riqualificazione di un edificio già esistente invece di costruire edifici nuovi su un prato?”
Aspetto sul quale l'Assessore Vandelli ha in parte risposto in sede di replica ribadendo lo sforzo per 'poter intervenire per far incontrare domanda e offerta per le aree produttive. Lo abbiamo fatto – ha sottolineato Vandelli – con un lavoro serio e approfondito che è l’Atlante delle aree produttive, nel quale abbiamo individuato tutte le potenzialità inespresse in termini di lotti privati, poiché di aree Pip non ce ne sono più, e che può essere aggiornato accogliendo le segnalazioni di tutti”.
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Nell'immagine di primo piano vista dall'alto dell'area compresa nell'area nord.



