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'Pochi soldi, impossibile integrare, ecco perché non accoglieremo più'

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Le coop Caleidos, il Mantello e Ceis spiegano le ragioni della mancata partecipazione al bando della Prefettura per l’accoglienza dei richiedenti asilo. La scure del decreto sicurezza


'Pochi soldi, impossibile integrare, ecco perché non accoglieremo più'

Il taglio previsto dal nuovo capitolato d'appalto per l'accoglienza degli stranieri richiedenti asilo in provincia di Modena in linea con le novità introdotte dal decreto Sicurezza ed immigrazione del novembre scorso, che ha ridotto da 32,5 a 20 euro circa, le risorse giornaliere  a disposizione delle cooperative e delle associazioni che fino ad ora hanno gestito accoglienza ed assistenza, ha di fatto mandato quasi deserto l'ultimo bando milionario per la gestione, per il prossimo anno, di 1560 richiedenti asilo previsti dalla Prefettura. Ovvero sono solo due (l'Associazione Porta Aperta e la cooperativa Leone Rosso), ad essersi presentate, ma la disponibilità di posti messa da loro a disposizione (un centinaio), non garantirebbero la copertura dei posti richiesti. Da qui la scelta della procedura di rilanciare un nuovo bando, in vista della scadenza dell'attuale appalto. 

'Per ragioni etiche e metodologiche non siamo nelle condizioni di aderire alle nuove modalità di gestione del fenomeno migratorio, così come previsto dai capitolati di gara delle Prefetture' -  affermano le cooperative sociali Caleidos di Modena, Consorzio Gruppo Ceis di Modena e Il Mantello di Carpi (aderenti a Confcooperative Modena) in una nota in cui spiegano perché non hanno partecipato ai bandi'

'È dal marzo 2014 che le cooperative sociali modenesi sono coinvolte nella gestione dei flussi migratori, conseguenti alle operazioni di salvataggio nel Mediterraneo denominate “Mare nostrum”. In questi anni - ricordano le tre cooperative - sono entrati nel sistema di accoglienza oltre 3 mila migranti, distribuiti sul territorio della provincia in alloggi con capienza inferiore alle dieci unità. Le cooperative, che per mission operano in una logica di inclusione e inserimento sociale, hanno garantito un modello che privilegiava l’integrazione delle persone in accoglienza. Il nuovo modello di accoglienza, invece, non prevede azioni finalizzate all’integrazione'. 

'Le cooperative reputano necessarie attività funzionali a un pieno inserimento dei migranti nel tessuto sociale che li ospita. Per Caleidos, Ceis e Il Mantello sono fondamentali l’insegnamento della lingua italiana, l’orientamento al lavoro e alla formazione professionale, l’orientamento finalizzato all’individuazione di soluzioni abitative autonome, la partecipazione ad attività di volontariato, culturali e sportive. Le stesse cooperative ricordano di aver investito per garantire in modo professionale tutti i servizi funzionali all’inclusione delle persone accolte. Hanno fornito insegnanti di italiano e figure qualificate nell’orientamento professionale' 

'Se nella nostra provincia il fenomeno migratorio, pur consistente nei numeri, non ha impattato, generando fenomeni di marginalità e devianza, - dicono Caleidos, Ceis e Il Mantello - ciò è attribuibile a un sistema che è stato in grado di produrre un reale inserimento degli accolti nel tessuto socio-economico locale'. 

'Grazie al supporto psicologico, è stata garantita un’accoglienza dignitosa anche a persone psicofisicamente fragili a causa di vissuti traumatici. La standardizzazione degli interventi previsti dai nuovi schemi di capitolato non consente progetti per le persone più fragili. Inoltre non sono contemplate, se non in forma residuale, assistenza medica e infermieristica' – evidenziano Caleidos, Ceis e Il MantelloAttualmente nei progetti è garantita l’accoglienza anche a famiglie con minori. La vigente normativa tutela il diritto all’istruzione dei minori tramite l’obbligo scolastico. I nuovi capitolati di gara non consentono alle cooperative di sostenere le spese finalizzate alla frequenza scolastica dei minori'. 

'Nei progetti di accoglienza - concludono le cooperative - sono attualmente impegnati coordinatori, educatori, esperti sulla legislazione in materia di immigrazione, insegnanti di italiano, mediatori culturali, psicologi, addetti alle attività di manutenzione e gestione dei magazzini. Si tratta di un numero considerevole di persone che, poiché non previsto (o previsto in forma ridotta) negli attuali schemi di capitolato, non potrà essere mantenuto in forza dalle cooperative. 

Alle ragioni etiche e metodologiche che hanno portato le cooperative a scegliere di non partecipare alle gare indette dalla Prefettura locale, si aggiunge la tensione finanziaria, ormai ingestibile, cui sono soggette da anni le imprese che stanno gestendo il sistema dell’accoglienza. 

I complessi sistemi di rendicontazione, associati ai minuziosi controlli posti in essere dagli uffici preposti, hanno portato a oltre sei mesi le tempistiche necessarie per far si che le cooperative possano rientrare delle spese sostenute nella gestione dei percorsi di accoglienza. Sono tempistiche insostenibili per le piccole e medie imprese'


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