“Sui Punti nascita ho chiesto al ministro Speranza un incontro specifico con le Regioni. Rappresentano un tema cruciale per i territori ma la loro attività dipende da parametri fissati a livello nazionale. Per questo vogliamo approfondire con lui la ricaduta sociale che la chiusura di alcuni Punti nascita, sulla base dei parametri oggi in vigore, sta comportando sulle comunità locali, in particolare nelle zone montane e nelle aree interne. Le Regioni sono pronte al confronto sull’eventuale revisione di tali parametri, qualora dovesse rivelarsi necessaria. Un confronto che deve partire dal garantire la sicurezza delle mamme e dei bambini, sulla base di pareri tecnici e scientifici della comunità medica, ma in Emilia-Romagna, come ho già detto, la Regione è disposta a garantire le strutture e il personale necessario per i Punti nascita in cui oggi l’attività è sospesa qualora dovessero cambiare i requisiti richiesti” - afferma Stefano Bonaccini in una nota.
La Lega
“Il viaggio a Roma del governatore Stefano Bonaccini non sia solo uno slogan da campagna elettorale,
quanto un'opportunità per riaprire i punti nascita di Borgo Val di Taro, Castelnovo né Monti e Pavullo nel Frignano, nonché togliere dal filo della deroga sui quali sono sospesi quelli di Cento e Mirandola, provvedendo agli adeguamenti operativi e di personale. E’ tempo di ridare sicurezza vera e dignità alle donne di montagna”. Stefano Bargi, capogruppo della Lega in Emilia Romagna, commenta così l’incontro.“A poche settimane dalle elezioni regionali – sottolinea il leader del Carroccio – Bonaccini sostiene che basti un un semplice accordo politico, mentre nel corso degli ultimi 4 anni non ha fatto altro che cercare di motivare la sua decisione di chiudere tutti i punti nascita in montagna con la logica del “i numeri sono numeri” e che “la sicurezza delle partorienti viene prima di tutto”, nonostante, dal giorno della chiusura ad oggi, si contino svariati casi di parti avvenuti per strada e di trasferimenti in elicottero dal' Appennino reggiano al nosocomio cittadino. Se il numero di nascite necessario al mantenimento dei reparti – continua Bargi – può essere “magicamente” cambiato grazie ad un “rapido” accordo politico allora vien da chiedersi se, sino ad oggi, il Presidente della Regione abbia mentito alla collettività, rendendo impossibile ai cittadini del crinale il poter mettere alla luce dei figli sul territorio in cui vivono.



