A offrire pennellate via via più precise a questo quadro sono stati gli incontri romani di questi ultimi giorni tra Pd, Lega e 5 Stelle, con le colombe forziste a fare da mediatori rispetto alle mai sopite aspirazioni per il Colle di Silvio Berlusconi.
Se l'ipotesi di una staffetta tra Draghi e Mattarella appare da mesi tutt'altro che improbabile, la vera novità sarebbe rappresentata dalla scelta di Frattini come presidente del Consiglio. Ex ministro degli esteri del Governo Berlusconi, divenuto presidente del Consiglio di Stato, Frattini si è distinto proprio ieri per la decisione di bocciare la sentenza del Tar sullo scivolosissimo tema delle cure domicliari riconfermando la posizione ufficiale del Governo e del tanto criticato binomo Tachiprina-vigile attesa. Una operazione di salvataggio che dimostrerebbe proprio il ruolo 'sistemico' del 65enne politico romano.
Frattini piace Salvini, non dispiace ai 5 Stelle, è tollerato dal Pd che comunque scongiura la nefasta ipotesi-Berlusconi e non può essere per forza di cose criticato da Forza Italia. Un punto di mediazione, forse al ribasso, ma che consentirebbe a nessuno di vincere, ma contemporaneamente a nessuno attore di uscire completamente sconfitto. Neppure a Silvio Berlusconi, il cui potere mediatico - lo ricordiamo - non è affatto ininfluente nel nostro Paese e che, di fronte a uno smacco, l'asse Draghi-Pd teme possa reagire in modo scomposto.
Ovviamente il quadro è in evoluzione e la partita è tutt'altro che chiusa, ma le ambizioni di Frattini al momento non sembrerebbero malriposte.
Giuseppe Leonelli



