“La scuola – prosegue Venturelli - deve essere uno spazio laico e sicuro; il luogo principale per dibattere, fare prevenzione e divulgare modelli di relazioni sane, basate sulla conoscenza del proprio corpo, sulla propria salute, sul dialogo, sulla parità e sulla libertà di scelta. Con questo provvedimento e con l’emendamento che ne ha esteso l’effetto anche alle scuole secondarie di primo grado, il nostro Paese continua ad andare, invece, nella direzione opposta a quella necessaria, impedendo alla scuola di svolgere il suo fondamentale ruolo di primo presidio di prevenzione e cultura che deve fornire alle nuove generazioni gli strumenti necessari per prevenire la violenza e il bullismo”.
“La violenza maschile sulle donne e la salute delle ragazze e dei ragazzi riguarda tutti e tutte noi – prosegue l’assessore - ed è proprio nella fascia d’età di 11-14 anni che si cominciano a costruire le relazioni, l’identità, si sviluppa il senso del limite e si costruisce il linguaggio del corpo e del consenso, ma spesso ragazze e ragazzi si trovano sprovvisti degli strumenti necessari per comprendere quello che stanno vivendo. Ed è qui che la scuola può giocare un ruolo chiave, gettando le basi per la costruzione di una società migliore. Infatti, così come ci sono ragazzi e ragazze molto consapevoli, perché hanno famiglie che offrono dialogo e strumenti per cercare le risposte, ce ne sono però molti altri che non hanno mai affrontato questi temi e rischiano di non avere i mezzi per comprendere quello che stanno vivendo”.
Anche il Comune di Modena, attraverso il centro culturale Memo, si fa portatore del tema dell’affettività con diversi percorsi dedicati proprio alle scuole - dall’infanzia alle secondarie di primo e secondo grado, a seconda dei progetti e delle età degli studenti coinvolti - come “Abbracciamo(ci) nelle diversità”, per fornire agli studenti strumenti concreti per riconoscere e contrastare i comportamenti discriminatori, “Io come tu”, per sollecitare la conoscenza di sé e dell’altro o il gioco di ruolo “Heroes card game”, per costruire un clima collaborativo a scuola.
“Crediamo – conclude Federica Venturelli - che la scuola sia un vero e proprio presidio di democrazia nel momento in cui accoglie la possibilità di essere uno spazio libero in cui tutti e tutti possano avere l'opportunità di confrontarsi su temi complessi come quelli legati alla sfera sessuo-affettiva. Tutti dovremmo sentirci responsabili del futuro dei giovani, eppure l’Italia rimane uno dei sei Paesi dell’UE in cui non è prevista l’educazione sessuo-affettiva come materia scolastica obbligatoria. Gli altri Stati sono Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia e Romania”.


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