Attenzione puntata sul futuro dello stabilimento biomedicale della bassa modenese, dopo l’annuncio della volontà del fondo statunitense Carlyle di procedere alla vendita del sito produttivo. Una decisione che ha scatenato forte preoccupazione tra i circa 500 dipendenti e nell’intero distretto biomedicale.
La Regione: “Vertenza da portare al livello nazionale”
Il vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, Vincenzo Colla, e l’assessore al Lavoro, Giovanni Paglia, presenti al presidio, hanno annunciato l’intenzione di chiedere l’apertura di un tavolo di crisi nazionale al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.“Il futuro del sito produttivo di Medolla deve essere affrontato anche a livello nazionale – hanno dichiarato – e al confronto dovrà partecipare anche Marco De Benedetti, presidente di Carlyle Italia”.
Colla e Paglia hanno definito “inaccettabile” una decisione che mette a rischio un presidio industriale che “ha contribuito a fare la storia del distretto biomedicale emiliano-romagnolo”. La Regione, hanno ribadito, “non lascerà nulla di intentato per difendere livelli occupazionali e continuità produttiva”.
Il sindaco di Mirandola: “I lavoratori sono nostri concittadini”
Il sindaco di Mirandola, Letizia Budri, ha espresso la piena vicinanza dell’amministrazione comunale ai lavoratori e alle loro famiglie.“La decisione di vendere apre uno scenario delicato che non può lasciarci indifferenti”, ha dichiarato, ricordando come il distretto biomedicale rappresenti un patrimonio costruito in decenni di competenze.
Budri ha richiamato l’esperienza della recente vertenza Mozarc-Bellco, sottolineando che “con responsabilità e collaborazione istituzionale si possono affrontare anche passaggi difficili”.
I sindaci del territorio, ha assicurato, saranno presenti “in ogni fase del confronto con Regione e Governo, affinché si individuino acquirenti seri e prospettive di sviluppo solide”.
Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil
“Insieme alle Rsu e agli oltre 500 addetti di Gambro/Vantive, faremo tutto il possibile per garantire un futuro allo stabilimento di Medolla che rappresenta un pezzo di storia del distretto biomedicale” - affermano i rappresentanti delle organizzazioni sindacali.“Sindacati e lavoratori chiedono il sostegno di tutti gli interlocutori istituzionali, compreso il ministero delle Imprese e del Made in Italy, che non può ignorare il comportamento così spregiudicato di questi soggetti multinazionali, che mettono a rischio posti di lavoro e un pezzo di storia dell’industria italiana.
AVS Modena: “Non si smembra un’eccellenza per fare cassa”
Al presidio era presente anche una delegazione di Alleanza Verdi e Sinistra Modena, che ha espresso forte preoccupazione per un’operazione percepita come puramente finanziaria.Secondo AVS, il rischio è quello di una vendita “a spezzatino” degli asset, con possibili ricadute pesanti non solo sull’occupazione ma sull’intero territorio.
Il settore della dialisi e delle terapie renali – ricordano – ha un impatto sociale enorme, e trattare un presidio industriale di questo tipo come una semplice voce di bilancio rappresenterebbe “l’ennesimo esempio di capitalismo estrattivo”.
AVS chiede un impegno concreto delle istituzioni per garantire un vero piano industriale e la tutela del diritto alla cura, oltre che del lavoro.
Partito Democratico: “Urso convochi subito un tavolo”
La senatrice modenese del Partito Democratico, Enza Rando, responsabile Legalità della segreteria nazionale, ha partecipato al sit-in insieme ai sindaci del territorio.“La chiusura o il ridimensionamento dello stabilimento non può essere deciso dall’alto senza un piano industriale credibile”, ha affermato.
Rando ha chiesto al ministro Adolfo Urso di convocare con urgenza un tavolo di confronto tra azienda, sindacati, istituzioni locali e Regione, annunciando anche la presentazione di un’interrogazione parlamentare.
“Il biomedicale è un’eccellenza del Paese – ha aggiunto – e il Governo deve assumersi la responsabilità di salvaguardare questo sito produttivo e il


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