Il super green pass è infatti obbligatorio su ogni mezzo di linea, ma non sui mezzi dedicati alla scuola (gli scuolabus comunali per intenderci). Il risultato? Un bambino che ha la sfortuna di avere un Comune non così previdente da aver organizzato corse autonome, ma che si affida alle linee Tpl per il trasporto scolastico verso le scuole Medie ad esempio, non può andare a scuola coi mezzi pubblici.
Una misura che evidentemente compromette in modo forte il diritto allo studio (dai 12 ai 16 anni parliamo di scuola dell'obbligo), che costringe le famiglie, i genitori e i nonni a sacrifici incredibili per accompagnare i figli in classe, che moltiplica il traffico stradale e che discrimina ancora volta bambini e adolescenti senza nessuna colpa.
Peraltro, non potendo per legge (o per quello che rimane della legge) gli addetti al Tpl controllare il Green Pass e nemmeno chiedere la carta di identità agli utenti, i controlli sono completamente demandati alle forze dell'ordine. Risultato? Un bimbo di 12 anni senza super Green Pass può essere multato per 400 euro da un poliziotto o un carabiniere e trattato quindi come un vero e proprio delinquente, la cui colpa è quella di essere salito su un mezzo pubblico senza certificato sanitario, quando dopo in classe, al chiuso con gli stessi compagni, quel certificato non è richiesto.
Al di là delle conseguenze pratiche, i riflessi sociali di una norma tanto folle sono evidenti. Rischi di bullismo, emarginazione e stigma sociale nei confronti di minorenni in piena formazione.
Criminalizzazione di famiglie e condanna implicita verso genitori che compiono scelte legittime e sofferte. Nel Paese col record di evasione, nel Paese piegato dalle mafie e con una disoccupazione alle stelle, ecco qui creato il nuovo nemico, nel silenzio generale, tra i sorrisi dei sedicenti 'buoni'. Ha la faccia di un bimbo di 12 anni, le mani segnate dai pennarelli usati per disegnare supereroi e gli occhiali con la montatura colorata.
Giuseppe Leonelli


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