Una fatto importante ed interessante sia sotto il profilo tecnico/giuridico ma anche e soprattutto per il significato politico dello stesso. E non tanto perché smontava, o almeno riteneva insufficienti i le linee disposte da un presidente della Regione, bensì i presupposti (di fatto le prove e gli elementi per giustificare una decisione forte come la chiusura delle scuola), che erano alla base e motivavano quell'atto politico. Ritenuti, appunto, non sufficienti.
Stessa lettura, o simile lettura, sembra quella arrivata ieri da parte del Tar del Lazio che ha acceso un faro sul Dpcm del 2 marzo scorso nella parte in cui ha disposto la didattica a distanza in tutte le scuole delle Regioni in 'zona rossa'. I giudici del tribunale amministrativo hanno così accolto la domanda cautelare presentata da un gruppo di studenti e genitori di alunni minorenni di tutta Italia, rappresentati dagli avvocati Valerio Onida e Barbara Randazzo.
Con tale decisione il Tar stabilisce che la presidenza del Consiglio dei Ministri entro il 2 aprile riesamini le misure che, sulla base del Dpcm del 2 marzo, comportano l'automatica chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado nelle zone rosse e prevedendo il ricorso alla Didattica a distanza nelle zone gialle e arancioni. La domanda a questo punto nasce spontanea: deriva anche da qui, l'improvviso riallenamento del governo e a cascata del Presidente della Regione Bonaccini e, al traino, del sindaco di Modena Muzzarelli per la riapertura? Visto che comunque il 2 aprile, data entro la quale il Presidente del Consiglio dovrebbe riesaminare i presupposti della chiusura, è ormai alle porte?
Ma il dato politico, al di là della scadenza del 2 aprile che rende superato almeno nella tempistica anche se non nel merito la decisione dei giudici, il dato è che dopo un mese di obbligata chiusura delle scuole, viene messo nera su bianco la messa in discussione dei presupposti (anche statististici e scientifici relativi ai contagi) che ne erano alla base. Presupposti che in maniera chiara, anche dal 'basso' rispetto al livello istituzionale, ovvero da insegnanti e genitori, sono stati riportati anche ieri al centro del sit-in organizzato in piazza Grande dal movimento Priorità alla scuola.
Gi.Ga.



