Ora, premesso che ognuno è libero di vaccinare se stesso o i propri bambini assumendosense la responsabilità (a questo serve la firma sul modulo del consenso) e senza obbligo di legge, occorre per amor di verità sottolineare quanto questa corsa allo pubblicazione sui social di minori ai quali sono state imposte le scelte dei genitori sia quantomeno discutibile.
Quella di vaccinare i propri figli non è una decisione semplice. Qualunque essa sia. Non è un atto d'amore e non è un atto di forza. E' una decisione che va soppesata e che spesso è occasione di travaglio per i genitori chiamati a prenderla. Non è questa la sede per citare dati e percentuali di rischio, nè tantomeno per dare consigli sull'uno o l'altro aspetto (questo compete ai medici, non ai politici), ma in ogni caso non si tratta di una festa. I palloncini, i pagliacci con le scarpe giganti e i trampolieri (abbiamo visto anche questo), non c'entrano nulla. Non compie gli anni nessuno. Non c'entrano nulla i supereroi. Batman e Spiderman non sono lì a proteggere il bimbo di 5 anni inoculato e neppure il bimbo di 5 anni inoculato si trasforma nel proprio eroe. Non salverà il Natale, Babbo Natale non farà nessun regalo extra se si vaccinerà e la Befana non porterà il carbone se non lo farà.
E non è solo una questione di forma. Perchè questa retorica, questo nuovo teatrino da mercato rionale, questo circo di periferia, potrebbe avere ripercussioni tragiche nella vita sociale dei bambini stessi. Creare una spaccatura tra coloro che - per scelta dei genitori - si sono vaccinati e coloro che - per scelta dei genitori - non lo hanno fatto.
Basta quindi palloncini e foto-ricordo. La vaccinazione o non vaccinazione Covid di un bambino è una scelta sofferta in entrambi i casi e i bambini non meritano questa strumentalizzazione. Almeno stavolta evitiamo di trasformare i più deboli in spot pubblicitari.
Giuseppe Leonelli
Foto Italpress



