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Verso uno stato di eccezione permanente, altro che ritorno a normalità

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I recenti decreti legge, approvati a raffica dal governo fra dicembre e gennaio, hanno già posto le basi di tutte le eccezioni che dureranno a lungo


Verso uno stato di eccezione permanente, altro che ritorno a normalità
In questi giorni i media vanno strombazzando la fine dell’emergenza al 31 marzo 2022, ma non è vero. Ecco perché.
Il governo sta ponendo le basi di uno stato di eccezione permanente, per cui non ci sarà più niente di “normale”, almeno nel senso di uno stato di diritto la cui fonte è la Costituzione.
Del resto lo aveva detto lo stesso presidente Mattarella, nel discorso al Quirinale del 20/12/2021, quello che doveva essere un “commiato”. “La normalità che perseguiamo non sarà comunque il ritorno al mondo di prima”. Chi doveva capire ha capito. La strada è segnata.
È stato tutto studiato nei dettagli. Al popolo, i media daranno l’illusione del ritorno alla normalità a forza di ripetere che l’emergenza è finita.

Ma i recenti decreti legge, approvati a raffica dal governo fra dicembre e gennaio, hanno già posto le basi di tutte le eccezioni che dureranno a lungo, andando ad accanirsi, oltre ogni ratio di prevenzione sanitaria e perfino di buon senso, contro i renitenti no vax, specialmente gli ultra cinquantenni.

Super green pass al lavoro fino al 15 giugno: qual è la ratio?
Il Decreto legge 1/2022 prevede una serie di misure che scavalcano la data di fine emergenza del 31 marzo e vanno ben oltre, tanto da far venire meno ogni razionale giustificazione di “contenimento” del virus secondo i criteri di proporzionalità e adeguatezza. Quindi sono in funzione di una logica diversa.
Per gli ultra cinquantenni vige l’obbligo di vaccinazione contro il Covid-19 fino al 15 giugno 2022. Quale sarebbe la motivazione per arrivare a questa data?
Sempre fino al 15 giugno 2022, è obbligatorio esibire il super green pass per accedere ai luoghi di lavoro, pena sanzioni da 600 a 1500 euro, mentre durante la prima ondata e il lockdown bastavano i dispositivi e i protocolli di sicurezza.
Non c’è, con evidenza, alcuna ratio sanitaria. Già adesso, in molte regioni l’indice di contagio Rt è sceso sotto la soglia di 1, e anche i ricoveri stanno tornando a livello della soglia minima, tanto che gli ospedali stanno riprogrammando le attività ordinarie. Quindi a primavera inoltrata, non ci sarà alcuna “necessità e urgenza” di contenimento della diffusione del virus con norme che ci rendono un caso unico al mondo. E allora perché accanirsi? Che fine ha fatto la repubblica democratica fondata sul lavoro (base della dignità umana, tanto cara a Mattarella) e sul rispetto della persona?
Fra l’altro, il Decreto legge 1/2022 dispone la sanzione amministrativa pecuniaria di cento euro per gli over 50 che “violano” l’obbligo di vaccinazione. In uno stato di diritto, il pagamento della multa estingue il reato. Ma, se le discriminazioni continuano “illimitatamente” finché piace al governo, siamo ancora in uno stato di diritto?

Il nuovo stato: iperproduzione di doveri e libertà solo “autorizzate”
La verità è che gli italiani, presi con la paura, ben “inoculata” dai media a senso unico, sono diventati sudditi obbedienti e abituati a tutto, pronti ad accettare lo stato di eccezione permanente, con l’iperproduzione di doveri mentre le libertà sono “autorizzate”.
Due esempi:
A) Tutte, ma proprio tutte, le attività degli individui (impossibile chiamarli ancora cittadini) sono soggette al possesso/esibizione di una tessera sanitaria. La proliferazione normativa ha raggiunto livelli parossistici finalizzati al controllo di massa, come nei più inquietanti film di fantascienza. Basta guardare l’incredibile tabella sinottica di 12 pagine con il minuzioso elenco di tutte le attività “consentite” senza green pass, con green pass base, con green pass rafforzato, in relazione al colore della zona in cui ci si trova, bianca gialla arancione. Viene aggiornata decreto dopo decreto e resterà sul sito del governo per mesi, forse “illimitatamente” come il green pass.
B) La prova provata della beffa è la Circolare del ministro Speranza dell’8 febbraio, annunciata con le trombe come la liberazione dalla mascherina all’aperto. Ecco l’articolo 1: “Fino al 31 marzo 2022 è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di indossare i dispositivi di protezione delle vie respiratorie nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private”. La parola chiave è obbligo. E all’aperto? La cautela è massima: “Fermo restando quanto diversamente previsto da specifiche norme di legge o da appositi protocolli sanitari o linee guida, nei luoghi all’aperto è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di avere sempre con sé i dispositivi di protezione delle vie respiratorie e di indossarli laddove si configurino assembramenti o affollamenti”.

In questi giorni, anche in Francia, Macron ha annunciato la possibile fine del pass vaccinale tra marzo-aprile. Va detto che comunque il pass francese riguarda le “activités de loisirs” e non ha mai toccato il lavoro (tranne poche categorie a contatto col pubblico), il trasporto locale (bus e metro sono garantiti a tutti), l’accesso agli uffici, e i ragazzi sotto i 16 anni. In Italia la situazione è patologicamente più pesante. E cosa continua a ripetere il ministro Speranza? Dobbiamo evitare “passi troppo lunghi che potrebbero metterci in difficoltà” e “dobbiamo insistere con la campagna di vaccinazione'. C’è poco da dire, col ministro Speranza e colleghi di governo rischia di non esserci speranza di tornare liberi.

Anna Maria BellesiaIn questi giorni i media vanno strombazzando la fine dell’emergenza al 31 marzo 2022, ma non è vero. Ecco perché.
Il governo sta ponendo le basi di uno stato di eccezione permanente, per cui non ci sarà più niente di “normale”, almeno nel senso di uno stato di diritto la cui fonte è la Costituzione.
Del resto lo aveva detto lo stesso presidente Mattarella, nel discorso al Quirinale del 20/12/2021, quello che doveva essere un “commiato”. “La normalità che perseguiamo non sarà comunque il ritorno al mondo di prima”. Chi doveva capire ha capito. La strada è segnata.
È stato tutto studiato nei dettagli. Al popolo, i media daranno l’illusione del ritorno alla normalità a forza di ripetere che l’emergenza è finita.

Ma i recenti decreti legge, approvati a raffica dal governo fra dicembre e gennaio, hanno già posto le basi di tutte le eccezioni che dureranno a lungo, andando ad accanirsi, oltre ogni ratio di prevenzione sanitaria e perfino di buon senso, contro i renitenti no vax, specialmente gli ultra cinquantenni.

Super green pass al lavoro fino al 15 giugno: qual è la ratio?
Il Decreto legge 1/2022 prevede una serie di misure che scavalcano la data di fine emergenza del 31 marzo e vanno ben oltre, tanto da far venire meno ogni razionale giustificazione di “contenimento” del virus secondo i criteri di proporzionalità e adeguatezza. Quindi sono in funzione di una logica diversa.
Per gli ultra cinquantenni vige l’obbligo di vaccinazione contro il Covid-19 fino al 15 giugno 2022. Quale sarebbe la motivazione per arrivare a questa data?
Sempre fino al 15 giugno 2022, è obbligatorio esibire il super green pass per accedere ai luoghi di lavoro, pena sanzioni da 600 a 1500 euro, mentre durante la prima ondata e il lockdown bastavano i dispositivi e i protocolli di sicurezza.
Non c’è, con evidenza, alcuna ratio sanitaria. Già adesso, in molte regioni l’indice di contagio Rt è sceso sotto la soglia di 1, e anche i ricoveri stanno tornando a livello della soglia minima, tanto che gli ospedali stanno riprogrammando le attività ordinarie. Quindi a primavera inoltrata, non ci sarà alcuna “necessità e urgenza” di contenimento della diffusione del virus con norme che ci rendono un caso unico al mondo. E allora perché accanirsi? Che fine ha fatto la repubblica democratica fondata sul lavoro (base della dignità umana, tanto cara a Mattarella) e sul rispetto della persona?
Fra l’altro, il Decreto legge 1/2022 dispone la sanzione amministrativa pecuniaria di cento euro per gli over 50 che “violano” l’obbligo di vaccinazione. In uno stato di diritto, il pagamento della multa estingue il reato. Ma, se le discriminazioni continuano “illimitatamente” finché piace al governo, siamo ancora in uno stato di diritto?

Il nuovo stato: iperproduzione di doveri e libertà solo “autorizzate”
La verità è che gli italiani, presi con la paura, ben “inoculata” dai media a senso unico, sono diventati sudditi obbedienti e abituati a tutto, pronti ad accettare lo stato di eccezione permanente, con l’iperproduzione di doveri mentre le libertà sono “autorizzate”.
Due esempi:
A) Tutte, ma proprio tutte, le attività degli individui (impossibile chiamarli ancora cittadini) sono soggette al possesso/esibizione di una tessera sanitaria. La proliferazione normativa ha raggiunto livelli parossistici finalizzati al controllo di massa, come nei più inquietanti film di fantascienza. Basta guardare l’incredibile tabella sinottica di 12 pagine con il minuzioso elenco di tutte le attività “consentite” senza green pass, con green pass base, con green pass rafforzato, in relazione al colore della zona in cui ci si trova, bianca gialla arancione. Viene aggiornata decreto dopo decreto e resterà sul sito del governo per mesi, forse “illimitatamente” come il green pass.
B) La prova provata della beffa è la Circolare del ministro Speranza dell’8 febbraio, annunciata con le trombe come la liberazione dalla mascherina all’aperto. Ecco l’articolo 1: “Fino al 31 marzo 2022 è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di indossare i dispositivi di protezione delle vie respiratorie nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private”. La parola chiave è obbligo. E all’aperto? La cautela è massima: “Fermo restando quanto diversamente previsto da specifiche norme di legge o da appositi protocolli sanitari o linee guida, nei luoghi all’aperto è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di avere sempre con sé i dispositivi di protezione delle vie respiratorie e di indossarli laddove si configurino assembramenti o affollamenti”.

In questi giorni, anche in Francia, Macron ha annunciato la possibile fine del pass vaccinale tra marzo-aprile. Va detto che comunque il pass francese riguarda le “activités de loisirs” e non ha mai toccato il lavoro (tranne poche categorie a contatto col pubblico), il trasporto locale (bus e metro sono garantiti a tutti), l’accesso agli uffici, e i ragazzi sotto i 16 anni. In Italia la situazione è patologicamente più pesante. E cosa continua a ripetere il ministro Speranza? Dobbiamo evitare “passi troppo lunghi che potrebbero metterci in difficoltà” e “dobbiamo insistere con la campagna di vaccinazione'. C’è poco da dire, col ministro Speranza e colleghi di governo rischia di non esserci speranza di tornare liberi.

Anna Maria Bellesia



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