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Gad Lerner a Modena: 'Io ebreo dissidente, il 7 ottobre ho sentito l'angoscia dell'annientamento'

Gad Lerner a Modena: 'Io ebreo dissidente, il 7 ottobre ho sentito l'angoscia dell'annientamento'
Gad Lerner a Modena: 'Io ebreo dissidente, il 7 ottobre ho sentito l'angoscia dell'annientamento'

Il giornalista questa mattina a Modena nelle celebrazioni per la giornata della memoria parla agli studenti. 'Sbagliato definire un popolo colpevole. Serve dissidenza per costruire pace. Io voglio Israele e voglio la Palestina'

Il giornalista questa mattina a Modena nelle celebrazioni per la giornata della memoria parla agli studenti. 'Sbagliato definire un popolo colpevole. Serve dissidenza per costruire pace. Io voglio Israele e voglio la Palestina'


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Nella cornice del Cinema Arena di Modena, con tanti studenti di alcune scuole modenesi, Gad Lerner è stato protagonista dell’incontro istituzionale organizzato dal Comune per la Giornata della Memoria. Una figura sicuramente emblematica la sua, anche nell'attualità del dibattito che ha posto al centro delle polemiche Israele e il conflitto a Gaza. Per questo a lui, che ha partecipato alle manifestazioni Pro-Palestina, terra in cui i suoi genitori ebrei si sono trasferiti per fuggire ad uno sterminio, abbiamo voluto chiedere direttamente, prima dell'inizio dell'incontro con i giovani, come la sua testimonianza possa arrivare in particolare alle nuove generazoni ed elevare il dibattito dalla sterile contrapposizione delle parti e degli estremi incarnati nella causa di Israele e nella causa palestinese.
“Io voglio che nasca lo Stato di Palestina, ma Israele resta la terra dei miei genitori, i miei nonni materni, dove vive gran parte della mia famiglia. Laggiù ci sono sette milioni di ebrei che non hanno un altro posto in cui andare'.
Gad Lerner spiega in breve a noi e lo farà nel corso dell'incontro che cosa significa considerarsi 'ebreo dissidente: 'Non significa essere contro la propria identità, ma contro le derive che la storia rischia di riprodurre.
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Lerner ricorda come la sua stessa famiglia fosse arrivata in Palestina non per scelta, ma come profuga in fuga dalle persecuzioni europee.
'Erano fuggiaschi e profughi, anche loro. La tragedia è che hanno causato nuovi profughi e non si è saputo comporre la convivenza. Noi che abbiamo la fortuna di vivere fuori dalla zona di guerra dobbiamo aiutare israeliani e palestinesi a incontrarsi, a riconoscersi, non ad aizzarli a continuare una guerra'

Il 7 ottobre e la memoria personale: 'Ho sentito l’angoscia dell’annientamento'

Lerner, introdotto dal giornalista Paolo Tomassone che ha moderato il confronto tra il sindaco Massimo Mezzetti e il giornalista ha raccontato il trauma del 7 ottobre 2023, quando l’attacco di Hamas ha risvegliato in lui memorie familiari profonde:
'È come se avessi sentito anch’io l’angoscia dell’annientamento. Ricordi sinistri di ciò che accadde alla mia famiglia tra il ’42 e il ’45. In soli due o tre anni la Shoah sterminò metà degli ebrei europei, cancellando intere comunità'

Il dissenso come fedeltà alla propria storia

La necessità della dissidenza come slancio morale ed esistenziale ha rappresentato il filo conduttore della sua testimonianza. 'Il mio dissenso è in nome di Israele, della Bibbia, dell’ebraismo. Abbiamo bisogno di disobbedienti, di eretici, in tutti i popoli.
La risposta militare Israeliana al 7 ottobre è stata una 'reazione di Pavlov', ovvero faccio ciò che mi hanno fatto e ciò ha portato a una catastrofe umanitaria senza precedenti per i palestinesi'
Poi un punto fermo, richiamato anche in parte dal sindaco: 'Un popolo non può essere considerato collettivamente colpevole, questa è una idea deviante e blasfema'
Come è possibile, se è possibile, uscire dal buio della regione, e intravedere la luce? 'Quando brancoli nel buio è inevitabile pestarsi i piedi. Ma l’alternativa è prendersi per mano, fare un passo alla volta, sorreggersi come comunità'.

Nazionalismi, identità e il rischio del fanatismo

Sollecitato dalle domande e da parallelismi tra quanto sta succedendo oggi e quanto è successo ieri, negli anni più bui della storia, Lerner ha messo in guardia dai nazionalismi 'che si presentano come difesa del proprio popolo' ma finiscono per generare esclusione e violenza. 'Teorizzano che una nazione debba essere etnicamente omogenea, o che le minoranze debbano sottomettersi. È una logica che abbiamo già visto e che oggi ritorna'.

Auschwitz e il senso della memoria: 'Non fu una liberazione, fu una scoperta dell’orrore'

Concludendo, Lerner ha riportato l’attenzione sul significato del 27 gennaio e sulle immagini che scorrono in questa giornata.
'Si dice che l’Armata Rossa liberò Auschwitz. Ma ciò che trovarono non era liberabile: era l’orrore industrializzato della morte. Milioni di morti, più di un milione nel solo campo di Auschwitz e l'indifferenza che lo rese possibile. La memoria la memoria non deve diventare arma, ma bussola'
Foto dell'autore

Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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