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Fondazione di Modena, le tappe dello scandalo: cosa sappiamo dell'ammanco da circa 2 milioni

Fondazione di Modena, le tappe dello scandalo: cosa sappiamo dell'ammanco da circa 2 milioni
Fondazione di Modena, le tappe dello scandalo: cosa sappiamo dell'ammanco da circa 2 milioni

Tutto è partito da una nota della Fondazione del 20 ottobre, poi smentita dalla Finanza. A gennaio si scopre che le sottrazioni andavano avanti dal 2020

Tutto è partito da una nota della Fondazione del 20 ottobre, poi smentita dalla Finanza. A gennaio si scopre che le sottrazioni andavano avanti dal 2020


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Mentre continuano, pur col contagocce, le prese di posizione dell'opposizione per chiedere le dimissioni del cda e del presidente (oggi è intervenuto a gamba tesa Alberto Bosi), continua l'imbarazzante silenzio assoluto della maggioranza e dei referenti istituzionali sullo scandalo che ha investito la Fondazione di Modena dalle cui casse sono stati sottratti circa 2 milioni di euro.

I contorni della vicenda, emersa grazie ai controlli della Guardia di Finanza nel luglio scorso, sono ancora incredibilmente non chiari, tanto che il presidente Matteo Tiezzi ha dichiarato a più riprese - l'ultima volta ieri ai microfoni di Tvqui - di non conoscere nemmeno la cifra esatta dell'ammanco.

Ma cosa sappiamo esattamente di questo scandalo, le cui proporzioni sono quadruple rispetto a quello che ha coinvolto Amo?

Le tappe

La notizia è stata data per la prima volta dalla Fondazione stessa il 20 ottobre scorso con uno scarno comunicato.

'La Fondazione di Modena comunica che, a seguito di verifiche amministrativo-contabili, il 15 ottobre è emersa una attività fraudolenta ai danni dell’Ente. Sono stati immediatamente avviati approfondimenti interni, al fine di accertare nel dettaglio la natura e l’entità dei fatti, consistenti in comportamenti messi in atto da un dipendente dell’Ente volti all’appropriazione indebita di somme della Fondazione, che risulta parte lesa - recitava la nota -.
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A seguito degli accertamenti, Fondazione ha immediatamente sporto regolare denuncia all’autorità giudiziaria mettendosi a disposizione degli inquirenti. L’interessato è stato sospeso in via cautelare'.

Parole che però vennero smentite il giorno dopo (21 ottobre) dalla Guardia di Finanza stessa. Non fu infatti la Fondazione ad accorgersi dell'ammanco, ma le Fiamme Gialle, una scoperta fatta 'al termine di una serie di indagini avviate nel luglio scorso, scaturite da approfondimenti su movimentazioni finanziarie anomale, emerse nel corso di verifiche ordinarie delle Fiamme Gialle. Gli accertamenti - face sapere il Comando provinciale -, hanno consentito di delineare plurime condotte perpetrate nel tempo dall’indagato, responsabile d’area della Fondazione, consistenti nell’utilizzo illecito di ingenti somme di denaro che, da alcuni rapporti bancari intestati alla stessa Fondazione, sarebbero state riversate su conti di gioco a lui riconducibili di oltre 850 mila euro'.

Da quel momento sul caso calò il silenzio.

Fino a fine dicembre, quando durante la tradizionale conferenza stampa di fine anno coi giornalisti, il sindaco Massimo Mezzetti parlò di 'assordante silenzio' sul caso.

Un richiamo che portò in particolare il nostro giornale a scavare sulla vicenda e così, grazie alle dichiarazioni di Enrico Fontana, avvocato dell'ex dipendente, si è scoperto
che l'ammanco non era di 850mila euro ma vicino ai 2 milioni di euro e che le sottrazioni di denaro, tutte fatte con bonifico tracciato, erano iniziate addirittura nel 2020.

Cinque anni durante i quali nessuno - dal presidente Paolo Cavicchioli al suo successore Matteo Tiezzi, passando per il direttore generale Luigi Benedetti - si era accorto di nulla.

A questo punto logico chiedere conto della situazione al presidente Tiezzi, ma i vertici della Fondazione si sono trincerati nel silenzio, appellandosi al fatto che l'ente è privato, in particolare Tiezzi ha detto di dover rendere conto al proprio cda e al cdi. Certo, un ente privato i cui vertici sono però nominati in gran parte dal pubblico e che eroga risorse fondamentali per chiudere i bilanci di tanti Comuni, a partire dal Comune di Modena che nel 2024 ha incassato da Palazzo Montecuccoli ben 3 milioni di euro.

Giuseppe Leonelli

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