Dice di non avere usato la Lega come un taxi, ma che è stata la Lega a cambiare idea sui propri ideali e accusa Salvini di aver rinnegato i valori in cui crede e poi ribadisce le sue tesi sulla remigrazione.
Remigrazione
'La remigrazione è uno strumento per porre rimedio alla scellerata politica immigratoria degli ultimi tempi - ha detto Vannacci -. La remigrazione quindi è uno dei punti del programma, certo, ma il fatto principale è l'identità del popolo, è la conservazione di quella che è la civiltà occidentale. La strategia delle remigrazione mira a salvaguardare la nostra economia e scardinare il collegamento tra criminalità e immigrazione, un legame comprovato anche dai dati del Ministero dell'Interno'.Modena
Non manca nelle parole del generale un passaggio su Modena. 'Modena era una città sicurissima quando io ho fatto l'Accademia, trent'anni fa si usciva, si lasciavano le macchine aperte, le case non avevano bisogno né di portoni blindati né di inferriate, nessuno ti accoltellava per la strada e invece oggi grazie a questa politica immigratoria appoggiata dalla sinistra, Modena è una delle città più insicure d'Italia - ha detto -. E non è un problema di percezione, ma è realtà. E' percezione per quelli che abitano nei quartieri alti, quelli che hanno la sicurezza privata, che non usano i mezzi pubblici, che si fanno accompagnare dall'autista, i radical chic dei Parioli, non so quali siano i quartieri alti a Modena, ma sicuramente la insicurezza non è una percezione per le persone che vivono ogni giorno la quotidianità di una città dove ormai è diventato impossibile tutto'.Salvini e la Lega
Poi l'inevitabile approfondimento sull'addio alla Lega. 'Lealtà non vuol dire obbedienza cieca ed assoluta, onore non vuol dire immobilismo, disciplina non vuol dire rifiutarsi di pensare e dovere vuol dire accettare le proprie responsabilità. Io non ho tradito proprio per niente. Anzi, io sono rimasto fedele ai miei principi, ai miei valori e a tutto quello che ho rappresentato dall'inizio ancora prima della mia vita politica.'Il livore e la rabbia che molti esponenti della Lega hanno espresso nelle ultime 24 ore non saranno ripetuti da me: ho un altro stile. Dico soltanto che, nel momento in cui il contenitore che mi accogli, il partito, fa una cosa e ne dice un’altra, io non ci sto più: io non ho preso alcun taxi, semmai è quel taxi che ha cambiato direzione. Il mio obiettivo non è stare sul taxi, ma arrivare a una meta. Se il taxi cambia strada, io proseguo a piedi. Avrei potuto restare su quel taxi comodamente, viaggiando su strade asfaltate e veloci. Ma il problema delle strade asfaltate e veloci è che ci sono semafori rossi e segnali di dare precedenza. Invece, scendendo dal taxi, procedo a piedi con zaino, bussola e cartina: e non ci sono né stop né semafori rossi. Gli elettori non ci hanno votato per una casacca o per un partito. Chi sostiene che dovrei lasciare lo scranno da europarlamentare non conosce la Costituzione. La Costituzione italiana, all’articolo 67, stabilisce che ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione — con la N maiuscola — ed esercita le proprie funzioni senza vincolo di mandato. Il mandato è in capo all’eletto, non al partito. Se poi ricordiamo che alle elezioni europee 563.000 elettori hanno scritto “Vannacci”, è evidente che quel voto era rivolto alla mia persona. E se grazie a quei 563.000 voti la Lega ha ottenuto, oltre al mio seggio, altri due seggi aggiuntivi al Parlamento di Bruxelles, non vedo alcuna ingratitudine nei confronti della Lega. Anzi, forse dovrebbe essere la Lega a essere grata a me'.
Gianni Galeotti


