Sono alcuni dei rilievi e delle considerazioni riportate nuovamente in piazza a Modena nei giorni scorsi da docenti, genitori, insegnanti delle scuole ora chiuse e che chiedono il ritorno, in sicurezza (quella sicurezza che - dicono - era garantita prima della chiusura), della didattica in presenza.
Perché il problema non sta in una battaglia ideologica e a tutti i costi pro o contro la Dad, ma nella mancanza di presupposti che la dispongono al 100% a seguito della chiusura di tutte le scuole. E soprattutto nel momento in cui tutto il resto rimaneva e rimane sostanzialmente aperto. Compreso tanti esercizi, come i centri commerciali o altri luoghi pubblici di ritrovo, frequentabili ogni giorno da studenti e bambini.
L’aumento dei focolai in ambito scolastico rilevato fino al 21 febbraio, sarebbe “minore rispetto all’aumento osservato in caserme e la metà dell’aumento osservato in istituti penitenziari, e comparabile all’aumento osservato in tanti ambito lavorativi che rimangono aperti, ma la chiusura è stata riservata solo alle scuole. Perché?'
'Purtroppo quando chiediamo il perché ed i dati genitori e docenti si scontrano con un muro di gomma' - afferma Devrim Di Finizio, genitore sostenitore della didattica in presenza, ma anche medico ed esperto in statistica


