Nel marzo del 2000 il Rotary club di Carpi fece arrivare in città una pianticella figlia di un albero originale di kaki che si salvò incredibilmente dal bombardamento atomico di Nagasaki e che, grazie alle cure di un botanico locale, si riprese e, col tempo, i semi di questi frutti hanno fatto nascere pianticelle figlie dell’albero originario. Queste pianticelle vennero poi messe a disposizione di quanti nel mondo ne volessero ‘adottare’ una.
Il tutto era nato da una idea dell’artista giapponese Miyajima che la presentò nel 1999 a Venezia in occasione della Biennale di Arti visive, alla quale partecipò anche il medico carpigiano dottor Tiziano Cadioli, socio del Rotary club di Carpi, che ne parlò con l‘artista carpigiano Adolfo Lugli. Insieme decisero di presentare alla Kaki-Tree Foundation di Tokjo la richiesta di potere avere una pianticella, richiesta che venne accolta.
Coinvolto nella iniziativa, il Rotary sostenne economicamente ed organizzativamente, insieme al Comune, il progetto, giungendo nel marzo del 2000 alla Festa di piantumazione dell’alberello nei giardini della Sagra, col coinvolgimento della Scuola elementare Fanti e dell’Istituto musicale Tonelli.Periodicamente il club ha realizzato “Feste del Kaki” con scelte artistiche diverse sempre basate sui temi della memoria e del rispetto per l’ambiente che l’albero simbolicamente racchiude e che
sono valori alla base dell’azione del Rotary International.All’ultima edizione di questa festa hanno partecipato 200 alunni di tutte le classi della Scuola primaria Fanti con disegni legati ai valori dell’albero e dell’ambiente, le maestre coordinate da Daniela Ferrari con la supervisione della dirigente Gaetana Gozzo. I dipinti dei ragazzi sono esposti in questi giorni nella Sala ex Poste del Cortile del Castello.
A questa ultima iniziativa, oltre a Rotary e Comune, hanno collaborato Adolfo Lugli, Alessandro Andreoli, Eva Anita Jeney, Franco Setti, Enrico Guerzoni, Elia Taraborrelli e le maestre e il personale Ata della Scuola Fanti.
E nei giardini della Sagra è visibile ancora oggi un ‘superstite’ del quel tragico bombardamento atomico del 1945.
Cesare Pradella



