Adesso l'assassino di Giulia Galiotto ha ottenuto di scontare i suoi ultimi tre anni in regime di semilibertà. Una misura giudicata 'eccessiva' da Giovanna Ferrari, che riapre la ferita della sentenza del 2013 e senza indugi la presenta come ennesima prova inferta di violenza istituzionale. All'epoca, 'non avevamo dubbi che la premeditazione sarebbe stata riconosciuta', ha dichiarato Ferrari, 'e il fatto che venisse dato più valore alla parola di un assassino, che ha ovviamente dato la sua versione funzionale a ottenere il minimo della pena, a noi è sembrato non soltanto un'ingiustizia feroce ma anche una mancanza di rispetto nei confronti della vittima. Perché il tutto è stato permesso con la svalutazione e la diffamazione dell'immagine di Giulia'. In Tribunale, infatti, l'uomo cercò di dipingere un'immagine di Giulia Galiotto che per la madre non corrisponde alla realtà, sostenendo che lo tradisse continuamente e che gli fosse infedele. Quando, in realtà, 'ad avere un'amante e a volersi liberare della moglie era lui', precisa Ferrari. Si può dunque affermare che in qualche modo la sentenza abbia accolto l'idea che lo scompenso emotivo fosse stato causato dalle provocazioni della vittima? 'Certamente- è la risposta di Ferrari- Addirittura dalle continue delusioni che mia figlia avrebbe inflitto al marito perché è stata dipinta come una persona che non sapeva stare al suo posto. In Tribunale- aggiunge- abbiamo scoperto cos'è il patriarcato'. La versione dell'assassino venne all'epoca corroborata da una perizia psichiatrica che, pur escludendo il discontrollo episodico e il vizio di mente evocato dalla difesa e pur rilevando la personalità narcisistica di quest'uomo, 'alla fine conclude con una specie di arringa difensiva veramente scandalosa, vomitando infamie e quasi giustificando l'assassinio di questa donna. Questo- ha detto Giuliana Ferrari- è stato per noi ancora peggio del ritrovarci con una figlia uccisa dal marito'. Secondo la madre di Giulia, all'epoca del processo sua figlia venne raccontata soltanto attraverso gli occhi del suo carnefice: 'A lui è stato concesso di raccontare in chiave totalmente difensiva chi era Giulia, in modo strumentale alla sua difesa'.
Omicidio Galiotto, parla la madre della vittima: 'Mia figlia diffamata in tribunale
Dopo 13 anni l'assassino ha ottenuto la semilibertà: 'La sua parola ha avuto più valore di quello della sua vittima'
Dopo 13 anni l'assassino ha ottenuto la semilibertà: 'La sua parola ha avuto più valore di quello della sua vittima'
Adesso l'assassino di Giulia Galiotto ha ottenuto di scontare i suoi ultimi tre anni in regime di semilibertà. Una misura giudicata 'eccessiva' da Giovanna Ferrari, che riapre la ferita della sentenza del 2013 e senza indugi la presenta come ennesima prova inferta di violenza istituzionale. All'epoca, 'non avevamo dubbi che la premeditazione sarebbe stata riconosciuta', ha dichiarato Ferrari, 'e il fatto che venisse dato più valore alla parola di un assassino, che ha ovviamente dato la sua versione funzionale a ottenere il minimo della pena, a noi è sembrato non soltanto un'ingiustizia feroce ma anche una mancanza di rispetto nei confronti della vittima. Perché il tutto è stato permesso con la svalutazione e la diffamazione dell'immagine di Giulia'. In Tribunale, infatti, l'uomo cercò di dipingere un'immagine di Giulia Galiotto che per la madre non corrisponde alla realtà, sostenendo che lo tradisse continuamente e che gli fosse infedele. Quando, in realtà, 'ad avere un'amante e a volersi liberare della moglie era lui', precisa Ferrari. Si può dunque affermare che in qualche modo la sentenza abbia accolto l'idea che lo scompenso emotivo fosse stato causato dalle provocazioni della vittima? 'Certamente- è la risposta di Ferrari- Addirittura dalle continue delusioni che mia figlia avrebbe inflitto al marito perché è stata dipinta come una persona che non sapeva stare al suo posto. In Tribunale- aggiunge- abbiamo scoperto cos'è il patriarcato'. La versione dell'assassino venne all'epoca corroborata da una perizia psichiatrica che, pur escludendo il discontrollo episodico e il vizio di mente evocato dalla difesa e pur rilevando la personalità narcisistica di quest'uomo, 'alla fine conclude con una specie di arringa difensiva veramente scandalosa, vomitando infamie e quasi giustificando l'assassinio di questa donna. Questo- ha detto Giuliana Ferrari- è stato per noi ancora peggio del ritrovarci con una figlia uccisa dal marito'. Secondo la madre di Giulia, all'epoca del processo sua figlia venne raccontata soltanto attraverso gli occhi del suo carnefice: 'A lui è stato concesso di raccontare in chiave totalmente difensiva chi era Giulia, in modo strumentale alla sua difesa'.
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