Al di là della bagarre politica e delle accuse tra partiti di maggioranza e di opposizione, il referendum giustizia del 22 e 23 marzo si caratterizza per il confronto tra due modelli opposti di giustizia.
I sostenitori del No ritengono che l’attuale modello italiano garantisca l’equilibrio tra accusa e difesa, sottolineando come il pubblico ministero appartenga alla magistratura e sia soggetto solo alla legge. Il Pm, insomma, non è un avversario dell’imputato, ma organo di giustizia, obbligato a cercare anche elementi a favore dell’indagato. Tanto è vero che nella fase preprocessuale può chiedere l'archiviazione e in fase processuale l'assoluzione. Secondo questa tesi il Pm smette di essere figura di garanzia e diventa semplicemente 'l'accusa'.
I sostenitori del Sì ritengono invece che dopo la riforma dell'89 l’attuale sistema sia formalmente accusatorio ma sostanzialmente ancora misto e puntano a un modello più coerentemente accusatorio sul modello anglosassone, dove il Pm è parte processuale a tutti gli effetti e il giudice è totalmente separato e terzo. Secondo questa tesi l'imputato ha una garanzia di maggiore imparzialità del giudice, ma 'perde' (se pur non formalmente) la garanzia rappresentata dalla figura del Pm non schiacciato solo sul ruolo accusatorio.

