Questo flusso incessante non è casuale ma, come già ripreso in altri articoli sull'argomento, risponde a una precisa dinamica oraria. Se durante il giorno le rotte dell'aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna dipendono dalla direzione del vento, dalle ore 23:00 alle 06:00 del mattino scatta il vicolo cieco per il Modenese. Per tutelare i quartieri più popolosi di Bologna dal rumore dei decolli, le ordinanze ufficiali di ENAC impongono che tutti gli atterraggi notturni avvengano tassativamente per la 'pista 12'. La conseguenza è un effetto imbuto: indipendentemente dalla loro provenienza geografica, i velivoli commerciali e i grandi cargo merci sono obbligati a virare sul cielo di Modena per allinearsi al corridoio di atterraggio verso la alla pista bolognese.
Ma il problema oltre la quanttà è legato alla bassa quota. in termini di impatto ambientale . La stragrande maggioranza di questi giganti dei cieli intercetta il corridoio di atterraggio intorno ai 3.000 piedi (circa 900 metri), una quota formalmente considerata il limite internazionale del ciclo LTO (Landing and Take-Off), ovvero la fascia atmosferica in cui i gas di scarico dei motori a reazione interagiscono direttamente con l'aria respirata al suolo.
I monitoraggi più recenti svelano però una realtà ancora più ravvicinata: proprio per la necessità di mantenere il corretto sentiero di discesa verso lo scalo bolognese, in diversi passaggi notturni tracciati sopra i centri abitati della provincia i velivoli sono scesi ben al di sotto della soglia dei 3.000 piedi, toccando picchi inferiori di 2.500 e persino 2.400 piedi. Nell'immagine che fissa il volo Paigi-Bologna, l'altezzam su Modena è di 2400 piedi, poco più di 700 metri dal suolo. Una altitudine che viene raggiunta normalmente all'altezza di Castelfranco Emilia. in un passaggio che rilascia grandi quantità di idrocarburi incombusti, ossidi di azoto e particelle ultrafini in un'atmosfera già storicamente satura.
E qui sta il paradosso.
Ad oggi, nei piani regionali per la qualità dell'aria, lo spostamento programmato del traffico aereo notturno su Modena rimane un fattore 'invisibile' per i decreti ambientali. Un vuoto normativo e scientifico che grava interamente sulle spalle dei territori di transito, costretti a subire l'inquinamento di uno scalo senza averne alcun ritorno economico, ma pagando il prezzo più alto in termini di salute umana e inquinamento ambientale.





