Le immagini che mostrano contenitori aperti e materiali identificati con etichette di classe di pericolo 9, inseriti in una classe che prevede, per legge, specifiche modalità per il deposito, la movimentazione e il trattamento. Chiaramente in aree idonee e delimitate. La normativa impone che i materiali classificati come pericolosi devono essere custoditi in aree appositamente delimitate, segnalate e protette, dotate di pavimentazione impermeabile e sistemi di raccolta per eventuali perdite. Inoltre, i contenitori devono essere chiusi, correttamente etichettati e collocati in zone non accessibili al pubblico, come prevede la normativa europea sul trasporto e stoccaggio di sostanze pericolose (ADR).
Qui, a quanto pare, la scena che ci presenta non rispetta nulla di tutto ciò: né rispetto ai materiali né rispetto all'area in cui sono stati posti.
Paradossalmente, qui l'Azienda sanitaria locale, che per legge è ente competente ai controlli sulla sicurezza e la prevenzione in campo sanitario si troverebbe allo stesso tempo nel doppio ruolo di soggetto controllato e controllante.

Le funzioni dell'ASL (Azienda Sanitaria Locale) in questo contesto includono la vigilanza e il controllo per verificare la conformità delle attività alle normative ambientali, la prevenzione e la repressione degli illeciti, e la collaborazione con altre autorità (come ARPA e forze dell'ordine) per garantire la corretta gestione dei rifiuti pericolosi. L'ASL, per normativa, si occupa di accertare eventuali violazioni relative al deposito e stoccaggio di rifiuti in aree non idonee, il mancato rispetto dei limiti di tempo per il deposito temporaneo o la mancanza di idonei contenitori.
Chi verificherà che queste condizioni siano rispettate nel caso documentato nell'area dei servizi Ausl? La Ausl stessa?
Gi.Ga.

.jpg)
