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'Alluvione, non si può più invocare come scusante l’eccezionalità'

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Lombroso: 'Lascio a voi immaginare cosa potrà succedere in caso di un vero evento estremo, con piogge ancora più intense di queste'


'Alluvione, non si può più invocare come scusante l’eccezionalità'

Meteo e clima: cosa è successo? Evento inaspettato forse per alcuni quello di questi giorni, ma non imprevisto sia dal punto di vista meteo che climatico. Da almeno 3-4 giorni, i modelli delineavano un evento di pioggia su neve in Appennino tosco-emiliano, con pioggia torrenziale sulla neve di recente caduta.

Altrettanto, l’aumento degli eventi meteo intensi ed estremi era annunciato da molti anni dagli scenari IPCC e da molti studi di enti di ricerca anche per il nostro territorio. Attenzione, eventi intensi ed estremi non sono esattamente la stessa cosa. Evento intenso è un evento poco frequente, ma che ci si può aspettare in base al passato o in base allo stato attuale del clima. E questo di questi giorni era appunto un evento intenso. Evento estremo è un evento raro, fuori dalla variabilità naturale, o che esulta da ogni scenario che ci si aspettava. L’estate del 2003 fu un evento estremo, ora estati di quel tipo sono la nuova normalità. Piogge torrenziali con fusione precoce di neve sono diventate sempre più frequenti dalle piene del Natale 2009. Quanto successo in queste ore, almeno personalmente, purtroppo immaginavo che potesse succedere. Lascio a voi immaginare cosa potrà succedere in caso di un vero evento estremo, con piogge ancora più intense di queste (si, può succedere) e ancor più neve al suolo da fondere, o con la formazione di un sistema temporalesco autorigenerante stazionario per molte ore nei mesi più caldi.

Invito dunque ad abolire il termine “eccezionale”. Anche se, in qualche caso vedi Monte Acuto con 375 mm in circa 36 ore, le piogge sono state da record, come da record (almeno riferito agli ultimi decenni) sono stati i livelli idrometrici raggiunti in particolare nel fiume Secchia. Siamo di fronte a nuova normalità: ciò che valeva per il passato, non vale più oggi e ancor meno sarà valido per il futuro. Non si può più invocare, come scusante, l’eccezionalità. I cambiamenti climatici, che oggi sono una realtà, non devono diventare una giustificazione o scusa per gli impatti devastanti sul territorio. Semmai, dato che gli scenari della crisi climatica in corso sono noti e annunciati da tempo, la concausa climatica non è una scusante, ma un’aggravante dell’inazione sulla mitigazione e adattamento. Le piene e alluvioni di queste ore insomma non sono un evento eccezionale; purtroppo potrebbe succedere, già ora e non solo in futuro, molto di peggio dal punto di vista meteorologico e pluviometrico. Altrettanto, credo che serva una seria riflessione sull’uso degli allerta meteo. Ormai, dovremmo considerarci sempre in una sorta di allerta meteoclimatica. Gli eventi meteo peggiori e più pericolosi peraltro avvengono quando non sono ben previsti (ma questo, ripeto, lo era, solo che non si mette in sicurezza il territorio in 24 ore).

Che fare? A questo punto, qualcuno mi obietterà “Ma allora, che cosa proponi?”. Francamente, non spetterebbe a me dare le soluzioni. Da un certo punto di vista, il meteorologo si occupa della goccia di pioggia o del fiocco di neve da quando si forma e stacca dalla nube a quando tocca terra. Credo tuttavia che sia mio dovere lanciare il sasso nello stagno. La politica deve ascoltare la scienza, in tutti i settori. E deve ascoltare la miglior scienza disponibile, non quella che fa comodo. Sia nelle azioni di mitigazione dei cambiamenti climatici, sia nelle azioni di adattamento. Perché ora non basta più ridurre le emissioni di gas serra. Altrettanto, la scienza deve sapere farsi ascoltare, e deve dire le cose come stanno, senza sottostare a sua volta agli enormi interessi politici ed economici in gioco. E deve anche sapersi fare ascoltare dalla “gente”, senza considerare la “gente” ignorante, ma impegnandosi per migliorare l’educazione e la divulgazione.

Servono azioni politiche urgenti e coraggiose. Se pensiamo che quel che vediamo ora dipende da un aumento di temperature di 1°C, e ogni grado in più comporta un aumento di contenuto di vapore in atmosfera del 7%, proviamo a immaginare cosa succederà con l’aumento futuro di 1.5°C-2°C che sono gli obiettivi dell’accordo di Parigi. Meglio non pensare poi, o anzi sarebbe meglio pensarci, a cosa succederà se le temperature globali aumentassero di 3-4°C, che poi è quel che ci stanno portando le politiche energetiche attuali, che porterebbero secondo la Banca Mondiale a scenari “incompatibili con la civilizzazione”.

Per evitare questi ultimi scenari servono decisioni politiche forti, coraggiose e urgenti che, ovviamente, devono essere condivise e accettate dalla popolazione. Le piccole azioni individuali, gli stili di vita, sono importanti, sono parte della soluzione, ma per dimezzare le emissioni serra ogni 10 anni fino ad azzerarle entro metà secolo appunto servono decisioni politiche.

Venendo ai nostri territori, sono in corso senz’altro tante iniziative lodevoli e nella giusta direzione, come il sostegno alla mobilità sostenibile, gli incentivi alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica. Sono però enormemente lontane dalla portata di decisioni necessarie per arrivare all’abbandono delle fonti energetiche fossili. E sono spesso annullate da opposte decisioni dannose.

Luca Lombroso - Meteorologo AMPRO e divulgatore ambientale




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