'La Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Bologna ha escluso, allo stato delle indagini, la sussistenza di elementi sufficienti per contestare l'aggravante di terrorismo a Salim El Koudri, confermando l'orientamento già espresso dalla Procura di Modena.
È un passaggio giudiziario di grande rilevanza, che dovrebbe imporre una seria riflessione a quanti, fin dalle prime ore successive alla tragedia del 16 maggio, avevano cercato di presentare il gravissimo episodio criminale come un attentato terroristico islamista, una narrazione che si era rafforzata quando la perizia ordinata dal Tribunale aveva dichiarato l’imputato capace di intendere e di volere, come se questo autorizzasse a dare per scontato l’appartenenza di El Koudri ad un universo islamista che avrebbe organizzato o supportato il suo crimine.
Questa posizione era basata esclusivamente sulla somiglianza del modus operandi con precedenti attentati jihadisti: un'automobile utilizzata come arma contro persone inermi, abbiamo già citato negli approfondimenti precedenti alcuni esempi concreti di crimini simili, compiuti da criminali non legati all’appartenenza religiosa, comunque un'analogia nelle modalità di esecuzione non dimostra affatto l'esistenza di un movente terroristico.
Le successive indagini, comprese quelle relative alle ricerche effettuate su Internet dall'indagato, non hanno fornito elementi sufficienti per sostenere l'aggravante, non sono emersi collegamenti con organizzazioni jihadiste né prove adeguate
di una finalità terroristica, nei nostri articoli precedenti avevamo sostenuto questa tesi ma, ovviamente, serviva il riscontro degli organi giudiziari e questo è arrivatoUna parte del mondo politico e mediatico ha preferito anticipare le conclusioni della magistratura, trasformando un crimine gravissimo in un'occasione per alimentare paura, islamofobia e ostilità verso l'immigrazione in generale, pur trattandosi di una persona con un profilo del tutto diverso dal clandestino sbandato che viene in genere additato come fonte di tutti i mali.
È un meccanismo ben conosciuto: il crimine commesso da un singolo individuo viene attribuito, attraverso generalizzazioni arbitrarie, a un'intera comunità religiosa o culturale, non si tratta di ricerca della verità ma di strumentalizzazione politica di una tragedia.
Particolarmente preoccupanti risultano anche le polemiche successive alla decisione della DDA, arrivate fino a richiamare le posizioni associative e pubbliche del magistrato che ha firmato il provvedimento, comprese quelle relative alla questione palestinese, come se chiedere la fine di un genocidio rendesse un magistrato incapace di valutare con serenità ed obiettività gli elementi del caso El Koudri che non hanno NULLA a che vedere con la tragedia della Palestina, salvo che non si consideri che la religione musulmana, in quanto tale, sia sul banco degli imputati insieme a El Koudri stesso.
I familiari delle vittime e i loro legali hanno naturalmente tutto il diritto di contestare le valutazioni giudiziarie.ma discutere le prove è una cosa, insinuare che le convinzioni personali di un magistrato possano spiegare una decisione giudiziaria è tutt'altra.
La tragedia di Modena ha provocato la morte di Monica Esposito e gravissime sofferenze ad altre persone, nessuno intende ridimensionare le responsabilità penali e la sentenza che scaturirà dal processo.ma proprio il rispetto dovuto alle vittime impone di non utilizzare la loro sofferenza per costruire campagne politiche prive di adeguati riscontri.
Come Logos e Civiltà abbiamo richiamato, nei precedenti tre approfondimenti, la necessità di distinguere i fatti accertati dalle interpretazioni ideologiche oggi le valutazioni convergenti della Procura di Modena e della DDA di Bologna rafforzano questa esigenza, pur senza costituire una conclusione definitiva del procedimento giudiziario.
Chi aveva presentato la matrice islamista come una certezza dovrebbe oggi spiegare su quali prove fondasse le proprie affermazioni.ma soprattutto dovrebbe assumersi la responsabilità delle conseguenze
La morte di Monica Esposito e le sofferenze delle altre vittime meritano giustizia, non propaganda, la verità deve essere accertata nei tribunali, non costruita attraverso campagne politiche e mediatiche che hanno le chiare finalità da noi descritte negli altri approfondimenti'
Logos e civiltà Modena
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