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Modena, liste d’attesa: chi non riesce a prenotare sparisce dalle statistiche, ecco perchè i dati migliorano

Modena, liste d’attesa: chi non riesce a prenotare sparisce dalle statistiche, ecco perchè i dati migliorano

Visita ematologica entro 30 giorni? Primo posto a marzo 2027. La verifica de La Pressa smonta il racconto di una sanità efficiente


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Le liste d’attesa si accorciano, ha assicurato due giorni fa su Rai3 il Dg Ausl Mattia Altini magnificando il modello Modena. E allora perché quando un cittadino prova concretamente a prenotare una visita o un esame, la realtà appar molto diversa?
Dopo le numerose segnalazioni e lettere di medici (giunte firmate in redazione ma pubblicate senza firma) arrivate alla nostra redazione, abbiamo deciso di effettuare una verifica direttamente attraverso il Fascicolo sanitario elettronico della Regione Emilia-Romagna.

La prestazione richiesta è una visita ematologica, prescritta il 22 settembre 2026 con priorità D, differibile, che dovrebbe essere garantita entro 30 giorni. Ebbene, alla data del 12 ottobre 2026, il sistema di prenotazione dell’Ausl di Modena restituisce come prima disponibilità il 22 marzo 2027, al Poliambulatorio Windsor Park. Le alternative sono ancora più lontane: 5 maggio 2027 all’ospedale di Mirandola e 7 giugno 2027 a Pavullo. Cinque mesi per il primo appuntamento disponibile. Oltre sette per il secondo. Quasi otto per il terzo.

E non è un caso isolato nelle segnalazioni che continuano ad arrivare a La Pressa.
Un cittadino racconta di avere ricevuto una prescrizione per una Tac addominale dopo la presenza di sangue nelle urine. Prima disponibilità attraverso il servizio pubblico: novembre 2027.
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Rivolgendosi privatamente a una struttura convenzionata di Modena, avrebbe invece ottenuto l’esame in tre giorni, pagando 190 euro.
Un altro lettore riferisce di avere trovato una risonanza magnetica multiparametrica soltanto a Ferrara, nel giugno 2027, senza disponibilità a Modena e dintorni.
Una cittadina segnala che al marito è stata fissata una colonscopia al Policlinico di Modena per giugno 2027, a circa otto mesi di distanza.
Sono testimonianze pubbliche che descrivono difficoltà di accesso alle prestazioni ben lontane dall’immagine di una sanità capace di abbattere sistematicamente le attese.

Ma allora che cosa misurano realmente le statistiche regionali sulle liste d’attesa? Il portale TDAER della Regione Emilia-Romagna monitora un insieme selezionato di prestazioni specialistiche di primo accesso e calcola gli indicatori di rispetto dei tempi sulla base delle disponibilità proposte.
Ma c’è una distinzione fondamentale: chi cerca una prestazione e non riesce a ottenere alcun appuntamento non viene necessariamente rappresentato da quegli indicatori. Il cittadino che tenta di prenotare senza trovare disponibilità, che rinuncia oppure che si rivolge al privato, continua ad avere bisogno della prestazione. Eppure la sua difficoltà può non emergere dalle percentuali pubblicate.
È una criticità metodologica già sollevata dalle associazioni dei consumatori e che meriterebbe ben maggiore attenzione.
Perché una cosa è misurare il rispetto dei tempi delle prenotazioni rilevate. Un’altra è misurare quanti cittadini riescono effettivamente ad accedere alle cure.

C’è poi un ulteriore limite: non tutte le prestazioni sono comprese nel monitoraggio pubblico. La visita ematologica oggetto della nostra verifica, ad esempio, non compare tra quelle della tabella TDAER che abbiamo consultato.
E così può accadere che i dati ufficiali restituiscano un quadro apparentemente rassicurante mentre un paziente, con una prescrizione da trenta giorni, si vede proporre una visita cinque mesi dopo.

Numeri che assumono un significato ancora più evidente all’indomani del servizio di PresaDiretta su Rai 3, nel quale - come detto - il modello sanitario modenese guidato dal direttore generale dell’Ausl Mattia Altini è stato presentato come un esempio di efficienza e riduzione delle liste d’attesa. Un racconto che stride con le disponibilità effettivamente riscontrate e con le numerose segnalazioni arrivate alla nostra redazione.

Ma allora, quanti cittadini cercano una visita senza riuscire a prenotarla? Quante richieste rimangono senza risposta? Quante persone finiscono per pagare privatamente prestazioni che avrebbero diritto a ricevere attraverso il Servizio sanitario nazionale?
E soprattutto: questi numeri vengono raccolti e resi pubblici?
La Regione e l’Ausl di Modena rendano disponibili dati completi, comprensivi dei tentativi di prenotazione senza esito e delle richieste per le quali non viene offerto un appuntamento nei tempi previsti e pubblicizzino con evidenza le modalità pe attivare concretamente i percorsi di garanzia quando il sistema non offre disponibilità compatibili con la priorità prescritta.
Perché un paziente non dovrebbe essere costretto a conoscere ogni meccanismo burocratico per ottenere una prestazione sanitaria nei tempi stabiliti ed è evidente che finché una visita prescritta entro trenta giorni continuerà a essere proposta cinque mesi dopo, ci sarà ben poco da celebrare.
Beatrice Lazzari
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