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Inceneritore Modena: sempre meno rifiuti di Modena, sempre più di altri, e monossido di carbonio e zolfo ai massimi

Inceneritore Modena: sempre meno rifiuti di Modena, sempre più di altri, e monossido di carbonio e zolfo ai massimi

Il Comitato Salute Ambiente ha analizzato i dati dal 2013 al 2025 e rilancia alcune proposte, tra cui l'invio della mozione per chiudere l'impianto a 2034


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'L'inceneritore di via Cavazza lavora sempre meno per Modena, e alcune emissioni hanno toccato i livelli più alti da tredici anni. Dal 2013 al 2025 i rifiuti speciali bruciati sono più che raddoppiati, da 50.355 a 110.901 tonnellate (+120%), mentre gli urbani sono calati di quasi il 40%, da 140.480 a 85.277 tonnellate. Nel 2025 gli speciali erano il 57% del totale. Herambiente collega questa crescita alla raccolta differenziata; Arpae attribuisce l'aumento, iniziato nel 2018, al riconoscimento dell'impianto come «impianto di recupero di energia da rifiuti», per il quale la normativa non prevede limiti quantitativi alle diverse categorie di rifiuti. Il risultato è lo stesso: più i modenesi differenziano, più spazio si libera nel forno per i rifiuti degli altri, senza un tetto vincolante. Nel 2025 sono state bruciate 196.177 tonnellate. Solo il 40% proveniva dalla provincia di Modena, contro almeno il 64% del 2013; il 35% arrivava da fuori regione: 24.847 tonnellate persino da Catania, a circa 1.200 km di strada, e 11.285 da Latina. Un quarto di tutto ciò che è stato bruciato, oltre 48.700 tonnellate, è costituito da scarti del trattamento di rifiuti urbani già lavorati in altri impianti (codice EER 19 05 01) e arriva da dieci province: dalla provincia di Modena, nemmeno un chilo.
In tutto, nel 2025 sono entrati all'inceneritore oltre 23.000 mezzi.
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Per il Comitato lo scopo è chiaro: vendere capacità di incenerimento sul mercato e fare cassa, a vantaggio degli azionisti pubblici e privati di Hera. Bruciare non fa sparire i rifiuti'.

 

Sono alcune delle considerazioni e delle conclusioni tratte dal Comitato Salute e Ambiente di Modena dopo la disamina dei dati relativi ad un arco temporale di oltre 10 anni, dal 2013 al 2025. I dati sul tavolo sono tanti. 'Per ogni 100 kg bruciati si producono circa 27 kg di scorie, ceneri e altri residui, quasi 4 dei quali pericolosi, da trattare in altri impianti. Il resto esce dal camino con i fumi: soprattutto anidride carbonica e vapore acqueo, ma anche ossidi di azoto, ossidi di zolfo, monossido di carbonio, polveri sottili, metalli pesanti, diossine, policlorobifenili (PCB) e altri inquinanti, che ricadono sul territorio nel raggio di alcuni chilometri. E crescono monossido di carbonio e ossidi di zolfo. Nel 2025 hanno toccato i valori più alti degli ultimi tredici anni (14,6 e 1,6 tonnellate), anche se sono stati bruciati meno rifiuti che in nove dei dodici anni precedenti.
Il monossido di carbonio è arrivato al 72% del limite che l'AIA prevede per la quantità di rifiuti bruciata, mentre nel 2023 era a meno di un terzo. I superamenti dei limiti semiorari sono passati da 6 nel 2022 e 8 nel 2023 a 34 nel 2025, 22 dei quali di monossido di carbonio; il gestore li dichiara comunque 'conformi alle prescrizioni AIA'. In un solo anno la somma dei principali inquinanti misurati al camino è cresciuta del 13%, a fronte di un aumento dei rifiuti bruciati del 4,6%. Gli ossidi di azoto restano il primo inquinante, con 57 tonnellate: già sui dati 2022 e 2023 Arpae, pur rilevando il rispetto dei limiti, riteneva 'opportuno mantenere l'attenzione' sui loro livelli.

 

C'è poi una criticità che nessuna norma affronta. L'impianto funziona giorno e notte per gran parte dell'anno (oltre 7.000 ore l'anno dal 2013 al 2023, secondo Arpae), ma i limiti di legge, sia al camino sia in aria ambiente, sono fissati e verificati sostanza per sostanza. Nessuna norma fissa un limite per l'effetto cumulativo e sinergico dell'esposizione contemporanea a tutti questi inquinanti, sommati a quelli delle altre fonti del territorio: impianto chimico-fisico, depuratore e traffico di autostrada A1, tangenziale e via Emilia.
Eppure l'area è già critica: nel 2022 tutte le centraline Arpae attorno all'inceneritore hanno superato il numero massimo consentito di giorni con PM10 oltre il limite giornaliero. E i controlli pubblici restano indietro. I dati del gestore sul 2025 sono già pubblici, ma l'ultima valutazione di Arpae sul monitoraggio di aria e terreni attorno all'impianto, così come la sua sintesi annuale sul funzionamento, riguardano il 2023. E nel 2026 Arpae non ha ancora pubblicato nessuna delle relazioni mensili che dedica a ogni report del gestore.

 

Lo studio Moniter sugli effetti sulla salute delle emissioni dell'inceneritore, abbandonato
Quindici anni fa lo studio Moniter della Regione aveva rilevato più nascite pretermine tra le madri più esposte alle emissioni degli inceneritori, un'associazione giudicata «verosimilmente di natura causale», e a Modena un possibile eccesso di linfomi non Hodgkin. Sono dati ormai vecchi: serve un'indagine aggiornata. Il Comitato chiede che il Comune invii subito alla Regione la richiesta formale di chiusura entro il 2034 prevista dalla mozione 2414/2025: a oggi la richiesta non risulta inviata, che il Comune chieda nell'immediato a Regione e ATERSIR un tetto vincolante ai rifiuti bruciati, che scenda con la differenziata e il riciclo ottenuti a Modena ed escluda l'arrivo di rifiuti di altra provenienza; che siano pubblicati puntualmente tutti i dati e applicato il principio di precauzione in materia di salute pubblica, ricordando che il sindaco - chiude il Comitato Salute e Ambiente di Moodena, che il Sindaco è, per legge, l'autorità sanitaria locale.

 

Nella foto, componenti del Comitato Salute e Ambiente Modena
Foto dell'autore

Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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