Il caso è contenuto nell'esposto che il Comitato 'Tutela della Salute in montagna' ha inviato al Difensore civico regionale segnalando forti criticità, rappresentate anche dal caso limite di maggio, nell’organizzazione del soccorso sanitario nell’Alto Frignano, dopo la cessazione del servizio del Medico di Emergenza Territoriale dal 31 luglio 2025. Togliendo di fatto la presenza del medico a supporto della rete 118 nell'alto Frignano che garantiva la presenza, nell'area, di un mezzo avanzato di soccorso con medico a bordo. E lasciando la copertura della montagna con mezzo e medico a bordo alla postazione di Pavullo nel Frignano.
Secondo quanto ricostruito dal Comitato, documenti alla mano, una paziente colpita da una torsione intestinale, successivamente sottoposta a intervento chirurgico d’urgenza all’ospedale di Baggiovara, sarebbe stata raggiunta dal medico dell’emergenza dopo un cosiddetto 'rendez-vous', ovvero un incontro con l'ambulanza con infermiere a bordo con l’automedica proveniente da Pavullo che ha trasportato verso in pianura l'assistita. Una procedura che dall'allarme al contatto con il medico avrebbe registrato un’ora e quaranta minuti, mentre l’arrivo in Pronto soccorso, sommando appunto i tempi del rendez-vous e quelli del trasporto, sarebbe avvenuto dopo due ore e trentotto minuti.
Nell’esposto il Comitato non si limita a contestare i tempi di intervento, già fuori da ogni parametro, ma anche il fatto che il caso non risulterebbe essere stato esaminato quale possibile evento sentinella, nonostante il protocollo ministeriale richiami tra le fattispecie monitorate proprio il mancato o intempestivo raggiungimento del luogo dell’emergenza e l’eventuale invio di mezzi ritenuti non adeguati alla situazione clinica e territoriale. In sostanza il caso, per il Comitato, doveva essere trattato come quelli da esaminare e da attenzionare tra gli eventi avversi di particolare gravità, potenzialmente evitabile, e che per il suo verificarsi genera una forte perdita di fiducia dei cittadini nel Servizio Sanitario.
Anche un solo caso riconducibile a tale ambito sarebbe sufficiente per attivare immediatamente un'indagine interna per capire cosa è andato storto e applicare misure correttive per evitare che l'errore si ripeta. Nulla di tutto questo, che per il Comitato doveva essere fatto, sarebbe stato fatto.
Nel documento trasmesso ora dal Difensore Civico a Regione e Ausl, il Comitato costruisce una dettagliata contestazione tecnica e normativa. Tra cui la copertura di un’area montana di 688 chilometri quadrati con un solo mezzo medicalizzato, l’assenza di una valutazione preventiva del rischio clinico, il possibile utilizzo dei protocolli infermieristici in funzione sostitutiva e non integrativa della presenza medica e la mancata verifica pubblica degli effetti prodotti dalla riorganizzazione. Particolare attenzione viene posta anche alla differenza tra il tempo di arrivo del primo mezzo di soccorso e quello necessario per garantire la presenza di un medico sul luogo dell’emergenza. Secondo il Comitato, il dato utilizzato dall’Ausl per sostenere il rispetto degli standard non misurerebbe infatti il tempo effettivo di medicalizzazione dei pazienti nei casi più gravi.
Il Difensore civico regionale, che ha recepito l'esposto e lo ha inoltrato all'Amministrazione regionale e all''Ausl, pur precisando che il proprio intervento non può entrare nelle scelte programmatorie delle amministrazioni, ha ritenuto meritevoli di approfondimento le questioni poste dal Comitato e ha invitato Regione e Azienda sanitaria a fornire chiarimenti entro venti giorni.
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