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La 'Baggiovara 2' da 550 milioni e il déjà-vu del Baggiovara 1, tra promesse impossibili e il Pal congelato

La 'Baggiovara 2' da 550 milioni e il déjà-vu del Baggiovara 1, tra promesse impossibili e il Pal congelato

La frase del sindaco: 'Se si tocca la rete provinciale fermo tutto'. Ma la storia dell'ospedale di Baggiovara insegna che la centralizzazione modenese incide sui territori che pagano il conto. Il Pal non aggiornato da 15 anni dagli amministratori PD che lo avevano creato e oggi lo reclamano. Ritardi che hanno bloccato anche quell'integrazione che già doveva essere cosa fatta e che Mezzetti ha di fatto messo a nudo


4 minuti di lettura

C’è tanto di già visto nella discussione da settimane aperte dopo l'uscita, fuori dagli schemi, del sindaco di Modena e presidente della CTSS Massimo Mezzetti, sul progetto, o meglio l'idea di progetto, di potenziamento dell'ospedale di Baggiovara e un conseguente ridimensionamento funzionale e strutturale del Policlinico di Modena. Un piano da 550 milioni di euro stimati alla lontana ma senza nessuna garanzia di realtà, con ottimistica prospettiva di 10-12 anni, necessari per raddoppiare di fatto l'Ospedale di Baggiovara, concentrandovi l’alta complessità e svuotando progressivamente pezzi storici del Policlinico. E fin qui, è la politica del possibile, anche perché da tanto se ne parla. Ma basta poco per potere parlare di una politica dell'impossibile, applicando semplicemente un principio di realtà e di esercizio di memoria nemmeno tanto difficile per chi oggi ha un pò di anni e mestiere sulle spalle. E questo poco è successo nelle ultime ore.

Massimo Mezzetti, tra le tante frasi dette nel suo intervento, ne ha pronunciata una che sposta il baricentro verso l'impossibile: 'Il piano non deve toccare né le risorse né le funzioni della rete provinciale; basandosi su risorse aggiuntive. Se questo punto fermo salta, sono pronto ad abbandonare il progetto'.
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Frase alta, per carità, capace di ammaliare anche i sindaci (forse meno quelli più di lunga esperienza), ma che si scontra con una realtà tanto più vera quanto già vissuta nel passato.
Per capire quanto siano fondati i timori odierni sull’impatto economico, fisico e funzionale che questo nuovo colosso potrebbe avere sia sul policlinico e sia direttamente sia indirettamente sulla pelle dei cittadini di Modena e provincia, basta fare un salto indietro di quasi quarant'anni. Esattamente alla fine degli anni Ottanta, quando nel 1987 prese corpo il primo dibattito sull'esigenza di superare l'antico ma ormai obsoleto Ospedale Sant'Agostino in centro storico. Trenta anni sono passati, tanti quanto quelli trascorsi per una riqualificazione funzionale del complesso e la sua nuova destinazione ad hub culturale. Anche allora la narrazione ufficiale era infarcita di rassicurazioni: la periferia non sarebbe stata toccata.
Poi, la realtà ha bussato alla porta. Dall'apertura del cantiere nel 1993 fino alla fatidica inaugurazione del 2 giugno 2005, il progetto ha fagocitato fiumi di risorse pubbliche, complice una delicata variante generale finale tra il 2002 e il 2003 per adeguare la struttura ai moderni standard di emergenza-urgenza.
Alla fine, la logica dell’Hub & Spoke ha imposto una centralizzazione spietata: a Baggiovara sono finite le neuroscienze, l’emergenza-urgenza e i grandi laboratori provinciali; a cascata, gli ospedali storici della periferia – da Carpi a Mirandola, passando per Pavullo, Vignola e Sassuolo – si sono visti progressivamente ridimensionare. Pensare che un nuovo investimento da oltre mezzo miliardo possa atterrare sul capoluogo a saldo zero per la provincia non è solo un’illusione ottica: è una scommessa contro la fisica economica. I timori dei territori sono drammaticamente fondati.

Ma il capolavoro della retorica politica si consuma sul terreno della programmazione. Oggi le forze politiche al governo si affrettano a richiamare a gran voce l'importanza del PAL (il Piano Attuativo Locale), sventolandolo come la bussola democratica del percorso. Ed è qui che il teatrino tocca vette sublimi. Chi è che invoca oggi la sacralità del PAL? Gli stessi, identici attori politici che hanno governato la sanità locale nell'ultimo ventennio. Che hanno creato quel Piano e che lo hanno abbandonato e gestito con le pezze dei decreti ministeriali calati dall'alto che ne hanno anche svilito a radice. E trasformando il tanto decantato sistema a rete in un sistema centralistico che gravita su Modena.

Viene allora da chiedere: se il PAL è uno strumento così vitale, chi è che lo ha lasciato chiuso in un cassetto a fare la muffa per ben 15 anni senza mai aggiornarlo?
Proprio questo colpevole abbandono della programmazione ha prodotto non solo una mancata razionalizzazione delle risorse ma anche un grande spreco. Zavorrando anche quel processo di vera integrazione tra il Policlinico e Baggiovara che, pur essendo iniziato formalmente nel 2019 con la nascita dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria unica, avrebbe dovuto compiersi ben prima e in modo radicale. Per anni si è preferito navigare a vista, mantenendo in piedi un costoso doppione funzionale e strutturale, con enormi spese di ristrutturazione. Un cortocircuito gestionale così evidente che non più tardi di tre mesi fa, rispondendo alle nostre precise domande, persino l'attuale Direttore Generale dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria non ha potuto fare a meno di definire quella modenese come 'un'anomalia da superare urgentemente'.
L'assenza di una pianificazione aggiornata, da parte di chi, al governo della regione, ma soprattutto della provincia e della città capoluogo, ha di fatto cristallizzato questa inefficienza per 15 anni, congelando un assetto che oggi si pretende di rivoluzionare con un colpo di spugna da 550 milioni di euro. La verità è che per quindici anni si è preferito non decidere, accumulando ritardi e nascondendo la polvere sotto il tappeto. E quegli strumenti di pianificazione che sono stati ignorati per anni, oggi tornano improvvisamente comodi come scudo per difendere di una politica che con la sua fuga in avanti, contestabile nel metodo, Mezzetti ha avuto comunque la spinta di mettere a nudo. Ma la memoria storica serve a questo: a ricordare che quando la politica promette che 'nessuno in periferia si farà male', a rimetterci il gesso, alla fine, sono sempre i soliti noti.

Gi.Ga.
Foto dell'autore

Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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