La speranza è che, individuato con certezza il problema, le tecniche ingegneristiche attualmente a disposizione consentano un ripristino con tempi inferiori rispetto a quello che poteva essere un intervento anni fa. Oggi si auspica nell'ordine di due - tre mesi, come inizialmente ipotizzato. Ma anche su questo conferme di merito potranno arrivare presumibilmente solo nei prossimi giorni.
Sul fronte esterno oggi la struttura si presenta in condizioni di manutenzione molto migliori di quelle di 6 anni fa, quando in un sopralluogo sollecitato da diverse segnalazioni sull'erosione alla base dei piloni, documentammo anche ampi tratti di cemento armato scoperto, con tondini di acciaio interni esposti, sia nelle spalle dei piloni, sia nelle travi di cemento della campate laterali e centrale. Oggi l'intera struttura del ponte è perfettamente rivestita e coperta dagli agenti esterni. L'intonaco è completamente rifatto e ad occhio nudo (e da profani), non presenta fessurazioni o parti di acciaio esposte. Se non in un tratto in manutenzione nella parte esterna della campata centrale su cui la ditta sta intervenendo nell'ambito di una opera di manutenzione iniziata mesi fa e della durata prevista 240 giorni, 8 mesi.
L'unica cosa che ritroviamo come sei anni fa è l'erosione alla base di uno dei piloni, sul versante nord, lato Modena.
Ma, come detto, il problema oggi non è rappresentato da qualcosa che è visibile o sta fuori ma si trova in ciò che si è rotto all'interno del ponte ed in particolar modo nel nucleo che divide e allo stesso unisce una spalla di un pilone e la campata centrale. Oggi coperto dalle reti poste a protezione dei lavori di manutenzione in corso proprio nella campata centrale della lunghezza di più di 50 metri e sospesa ad una altezza sulla valle del Rio Torto.
Lavori di manutenzione in corso provvidenziali, per la loro presenza, insieme a quella dei tecnici e delle maestranze della ditta impegnata nei lavori di manutenzione, per accorgersi subito del forte rumore provocato dal cedimento e dare un allarme immediato. A quanto fino ad ora appreso in via informale e solo in parte confermato nei giorni scorsi dal presidente della provincia Fabio Braglia, uno giunti interno alla struttura che collegano il pilone alle travi della campata centrale e che con i trifoli che scorrono all'interno ne garantiscono la massima portata e la resistenza alle enormi sollecitazioni, ha ceduto.
L'ufficialità ed i particolari di quanto è successo, i risultati delle analisi interne, le possibili soluzioni ingegneristiche e i tempi per metterle in campo, dovrebbe arrivare mercoledì nel tavolo tecnico fissato in Prefettura con i referenti di Anas ed i rappresentanti istituzionali.
Nel frattempo continuano le deviazioni al traffico veicolare divise per tipologia di mezzi con indicazioni in loco
Inaugurato nell'ottobre del 1982 dalla Provincia (in seguito, con il passaggio dell'asse stradale allo Stato l'infrastruttura è passata all'Anas e la strada è diventata statale), il viadotto sul torrente Rio Torto (viadotto perché attraversa un'intera vallata) è il fulcro del più importante asse di collegamento da e per l’Appennino. A tre luci con travata Gerber, è lungo 200 metri e alto 55, ed è percorso ogni giorno, in condizioni ordinarie, da migliaia di mezzi. Quelli pesanti in continuo aumento dopo la grande espansione del comparto industriale ceramico nell'area di Sant'Antonio di Pavullo.
Gianni Galeotti
Nella foto, nel punto indicato dalla freccia, il collegamento tra la spalla del pilone e la campata centrale (quest'ultima poggia ed è ancorata alla prima)


