Questa esperienza rappresenta un segnale importante e positivo. Non siamo più di fronte a un modello che possa essere descritto in termini riduttivi come semplice medicina “pre-ospedaliera”. Al contrario, il soccorso avanzato sul territorio è ormai una funzione clinica ad alta complessità, che interagisce in modo sempre più stretto con la rete ospedaliera, con i servizi trasfusionali, con le centrali operative e con i percorsi tempo-dipendenti.
La disponibilità di sangue direttamente sul mezzo di soccorso avanzato è il simbolo concreto di questa trasformazione: significa portare al paziente, nel momento più critico, competenze, terapie e capacità decisionali che fino a pochi anni fa erano considerate quasi esclusivo patrimonio dell’ospedale. Oggi, invece, scienza, tecnologia, organizzazione e formazione stanno ridefinendo i confini del sistema di emergenza-urgenza, rendendo il territorio un luogo di cura avanzata e non più soltanto di primo transito.
Per questo SNAMI Emilia-Romagna esprime convinto apprezzamento per il lavoro svolto a Modena. È un’iniziativa che merita riconoscimento perché va nella direzione giusta: quella dell’upgrade clinico, tecnologico e organizzativo di un settore che non può più essere pensato con logiche superate. Ma proprio perché questa strada è quella corretta, non può restare confinata a singole eccellenze locali.
Il vero tema oggi è un altro: l’Emilia-Romagna non può continuare ad avere livelli di risposta così diversi da provincia a provincia. Non è accettabile che in alcuni territori vi siano dotazioni, parametri e contingenti tali da garantire una presenza avanzata molto più forte, mentre in altri si registrano rapporti estremamente penalizzanti, fino ad arrivare, di fatto, a un solo medico per un’intera provincia. Una disomogeneità di questo tipo non è solo una criticità organizzativa: è una questione di equità, di qualità delle cure e di pari diritto dei cittadini a ricevere lo stesso livello di assistenza indipendentemente dal luogo in cui si trovano.
Come SNAMI Emilia-Romagna, sindacato maggioritario dei medici dell’emergenza territoriale, ribadiamo con chiarezza un principio per noi fondamentale: il mezzo di soccorso avanzato deve essere considerato tale unicamente quando vi siano contemporaneamente a bordo medico e infermiere.
Proprio in questa prospettiva, auspichiamo che la Regione avvii rapidamente un percorso concreto per omogeneizzare i parametri tra popolazione, estensione territoriale e numero di mezzi di soccorso avanzato medicalizzati. L’obiettivo deve essere quello di avvicinarsi progressivamente a uno standard sempre più coerente con un rapporto di un mezzo di soccorso avanzato medicalizzato ogni 60.000 abitanti e per non oltre 350 chilometri quadrati di territorio e popolazione regionale. Questo deve costituire il riferimento verso cui tendere, per garantire ai cittadini dell’Emilia-Romagna una rete dell’emergenza davvero moderna, uniforme e giusta.
Accanto al tema dei numeri e della distribuzione dei mezzi, vi è poi quello, altrettanto decisivo, della qualità delle dotazioni cliniche. SNAMI Emilia-Romagna ritiene che debba essere data priorità a una checklist ampia, aggiornata, creata dai medici di emergenza territoriale e realmente coerente con l’evoluzione scientifica e con i bisogni clinici del soccorso avanzato. Il tema non riguarda solo la presenza del sangue a bordo, pur importantissima, ma più in generale la necessità di dotare tutti i mezzi avanzati di strumenti, dispositivi e farmaci adeguati a una medicina territoriale d’avanguardia.
In questo quadro, riteniamo prioritario aprire una riflessione seria anche sulla disponibilità di farmaci ad alto impatto prognostico, come i fibrinolitici, le amine, etc..
Non possiamo infine non rilevare una contraddizione politica e organizzativa che appare sempre più evidente. Mentre da un lato emergono progetti innovativi che confermano quanto il 118 richieda investimenti, competenze e una visione avanzata, dall’altro il nuovo accordo regionale della medicina generale — di cui il 118 fa parte — sembra aver concentrato gran parte dell’attenzione sull’apertura della guardia medica di giorno, senza che sia stato ancora affrontato in modo adeguato il tema del contingente dei medici di emergenza territoriale e degli infermieri di emergenza che devono presidiare il territorio.
È un errore di prospettiva che rischia di pesare molto. Perché un sistema serio deve anzitutto garantire risposta alle emergenze reali, tempo-dipendenti, potenzialmente letali; non può spostare il proprio baricentro verso la gestione di situazioni percepite come urgenti ma che spesso non appartengono alla vera emergenza, e talvolta sfiorano perfino il terreno del prioritario soddisfacimento anche dell’impropria domanda di prestazione.
Per questo SNAMI Emilia-Romagna guarda con favore al progetto modenese, ma allo stesso tempo richiama con forza la necessità di una scelta regionale più ampia, più coraggiosa e più coerente: valorizzare l’innovazione, sì, ma trasformarla in standard diffuso; rafforzare i mezzi, sì, e farlo ovunque; aggiornare le dotazioni, sì, ma insieme a un serio investimento sul personale e sulla presenza contestuale di medico e infermiere a bordo dei mezzi di soccorso avanzati.
Modena oggi indica una direzione giusta. Adesso però occorre fare il passo successivo: trasformare l’eccellenza in sistema, e fare in modo che il diritto a un soccorso avanzato medicalizzato, moderno e realmente efficace non dipenda più dalla provincia o, all’interno della stessa, dal CAP; in cui ci si ammala o ci si ferisce, ma sia garantito in modo uniforme a tutti i cittadini dell’Emilia-Romagna.
Roberto Pieralli - Presidente regionale Snami Emilia-Romagna


