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'Caro ministro, i lavoratori devono poter pranzare: aprite i bar'

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L'appello del sindaco di Rubiera (centrosinistra) in una lettera al ministro Speranza: 'Far mangiare la gente che lavora al freddo non è una buona idea'


'Caro ministro, i lavoratori devono poter pranzare: aprite i bar'
'Credo che sia da prendere in considerazione, con una attenta valutazione costi-benefici in termini sanitari, di dare sempre la possibilità a chi si trova fuori casa per lavoro di mangiare seduto a un tavolo, in quanto igienicamente consigliabile rispetto al fai-da-te a cui spesso sappiamo si deve far ricorso. Pranzare, ma anche cenare, sono ovviamente elementi di assoluta necessità per il lavoratore'. E' questa la richiesta messa nero su bianco in una lettera al ministro Speranza inviata dal sindaco di Rubiera Emanuele Cavallaro sostenuto da una coalizione di centrosinistra.

'Egregio signor Ministro - scrive Cavallaro -- il prolungarsi della situazione di emergenza sta colpendo in maniera sempre più profonda alcuni settori, tra i quali anche quello della ristorazione e dei pubblici esercizi, da cui non mancano di levarsi comprensibili messaggi di disagio sempre più pressanti. Temo ci si stia avvicinando, sempre di più, allo 'spezzarsi' di un intero settore. A differenza di quanto accade, magari, in altre attività in drammatica difficoltà - pensiamo alle palestre, ai cinema, ai teatri - che certamente ben conoscete, nel settore della ristorazione l'attuale complesso di nome pare, in diversi casi, creare situazioni contraddittorie anche sul piano della sicurezza igienico sanitaria. In particolare, credo vada aperta una riflessione su quanto accade quando il combinato disposto normativo prevede il divieto di consumare in bar e ristoranti ad ora di pranzo. Sappiamo bene come le modalità di lavoro negli ultimi decenni si siano modificate radicalmente e di come ben pochi lavoratori dipendenti abbiano la possibilità di rientrare a casa per mangiare. Di questo anche il DPCM tiene conto, lasciando infatti la possibilità di tenere aperto per le 'mense' e per i 'catering' con 'contratto continuativo'. Sono tuttavia numerosissimi i casi di aziende che non sono in grado di garantire nè internamente, nè esternamente questo tipo di servizio, per non parlare di quanti sono i tipi di contratto di lavoro che non contemplano questa possibilità. Ci sono poi trasfertisti, trasportatori, operatori dei cantieri, ma anche operai di piccole aziende che in questa fase sono costretti a mangiare in auto, sui camion, nei cortili delle aziende, sui marciapiedi. Lontano dalle città sono pochi i servizi 'continuativi'. Ci hanno raccontato anche di dipendenti che si vedono costretti a mangiare negli spogliatoi, viste le temperature invernali del periodo. Non tutti hanno la possibilità di mangiare alla propria scrivania, perchè magari una scrivania non ce l'hanno. Altro problema da non trascurare, naturalmente, l'inaccessibilità dei servizi igienici. Credo che sia da prendere in considerazione, con una attenta valutazione costi-benefici in termini sanitari, di dare sempre la possibilità a chi si trova fuori casa per lavoro di mangiare seduto a un tavolo, in quanto igienicamente consigliabile rispetto al fai-da-te a cui spesso sappiamo si deve far ricorso'.

'Pranzare, ma anche cenare, sono ovviamente elementi di assoluta necessità per il lavoratore. Ci sono attività, poi, che intraprendono 'cambi di codici Ateco' al fine di adeguarsi alla normativa: ma anche in questo caso, si leggono interpretazioni diverse in merito - ne servirebbe davvero una unitaria - ed in ogni caso, non si arriva a risolvere il problema dei lavoratori che sono comunque esclusi da queste modalità organizzative 'continuative' non per loro volontà - continua Cavallaro -. Stabilire un principio, dunque, che dica che nel pubblici esercizi si può consumare, rispettando norme di sicurezza persino inasprite in termini di capienze e distanze - se necessario -, 'per lavoro' tout court, credo potrebbe essere una soluzione a cui guardare con attenzione. Si potrebbe prescrivere anche che ogni avventore debba mostrare un documento di identità, da fotografare, in modo da rendere certo il tracciamento ed altresì la possibilità di un controllo a posteriori sulla sua presenza in loco. Mi rendo conto di quanto sia complesso il momento e duro il lavoro da portare avanti, in un contesto dove comunque la pandemia sta ancora dimostrando tutta la sua forza: credo però che far mangiare la gente che lavora al freddo non sia una buona idea, soprattutto con il perdurare della situazione'.

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