'Il divieto era già previsto nel regolamento — spiega la dirigente — ma ora lo abbiamo esteso a tutto l’orario scolastico. I cellulari, se portati a scuola, devono rimanere spenti e riposti negli zaini, anche durante gli intervalli'.
La linea è chiara: privilegiare l'aspetto educativo e preventivo. Il regolamento sarà aggiornato formalmente, ma più delle sanzioni, la preside insiste sull’importanza del coinvolgimento delle famiglie.
“Il principale agente educativo resta la famiglia. È fondamentale che i genitori spieghino ai figli cosa si va a fare a scuola e perché non è utile usare il telefono?' Se un ragazzo è recidivo? - chiediamo. 'Significa che c’è un problema più profondo: o non rispetta le regole o c’è una forma di dipendenza. In ogni caso un problema da affrontare, con la famiglia prima di tutto. In questi casi, il ritiro del cellulare sarà l’ultima risorsa, non la prima'.
Sull'ipotesi di ritirarli preventivamente e custodirli in spazi protetti, lontano dagli studenti? 'Oggi uno smartphone non è solo un oggetto: è una parte della vita di una persona. Contiene dati, foto, contatti, relazioni. Per questo il ritiro è una misura delicata, da adottare solo quando l’educazione ha fallito'. Per affrontare situazioni più complesse, l’istituto ha previsto anche il supporto di uno psicologo scolastico, che potrà aiutare gli studenti a intraprendere un percorso di consapevolezza e — se necessario — di 'distacco' dal dispositivo.
Un approccio che si distacca dalla logica del divieto a tutti i costi e che punta su dialogo, responsabilità condivisa e prevenzione. 'La cosa più importante è la persuasione', conclude la dirigente, con la speranza che, attraverso la collaborazione tra scuola e famiglia, i casi di abuso del cellulare diventino sempre più rari.


