Una carriera strepitosa come giocatore e allenatore, culminata con la vittoria agli Europei al fianco dell'amico Roberto Mancini. Una esperienza umana coraggiosa di lotta tenace e aperta contro la malattia, che aveva affiancato quella sportiva e che aveva reso Vialli un Campione anche fuori dal campo.
Il 14 dicembre l’ex attaccante della Nazionale aveva lasciato il ruolo di capo delegazione degli azzurri. 'Al termine di una lunga e difficoltosa ‘trattativa’ con il mio meraviglioso team di oncologi ho deciso di sospendere, spero in modo temporaneo, i miei impegni professionali presenti e futuri - aveva detto -. L’obiettivo è quello di utilizzare tutte le energie psico-fisiche per aiutare il mio corpo a superare questa fase della malattia, in modo da essere in grado al più presto di affrontare nuove avventure e condividerle con tutti voi. Un abbraccio'.
Simbolo della favola Samp, ultimo capitano della Juventus ad alzare al cielo la Champions, quell’abbraccio col gemello Mancini sul prato di Wembley a chiudere un cerchio lungo quasi trent’anni. Basterebbero anche queste tre istantanee per riassumere Gianluca Vialli: quell’indesiderato compagno di viaggio se l’è portato via.
È stata una lotta lunga e sofferta, sin da quella prima diagnosi ricevuta nel 2017: tumore al pancreas. Un male che Vialli non nasconde, anzi, ne parla pubblicamente, spiegando che “con il cancro non ci sto facendo una battaglia perché non credo che sarei in grado di vincerla, è un avversario molto più forte di me – aveva raccontato –. Il cancro è un compagno di viaggio indesiderato, però non posso farci niente. È salito sul treno con me e io devo andare avanti, viaggiare a testa bassa, senza mollare mai, sperando che un giorno questo ospite indesiderato si stanchi e mi lasci vivere serenamente ancora per tanti anni perché ci sono ancora molte cose che voglio fare”. Ma il cancro non si è stancato.
Impossibile non ricordare il legame fortissimo col ct Roberto Mancini, amico di una vita. Un rapporto iniziato alla Samp, dove Paolo Mantovani lo porta nel 1984 dalla Cremonese, strappandolo alle big. Nato ala, presto Vialli si trasforma in un centravanti completo: ha tecnica, forza, velocità, fiuto del gol, le sue acrobazie gli varranno il soprannome Stradivialli, copyright Brera.
I primi anni in bianconero sono difficili, poi con l’arrivo di Lippi la svolta: arriva prima uno scudetto atteso dai tempi di Platini e poi, nel ’96, la Champions che Vialli alza verso il cielo di Roma da capitano, quasi ripagandolo della beffa di quattro anni prima. Poi l’Inghilterra, pioniere del calcio che verrà, dove si toglie altre soddisfazioni al Chelsea, sia in campo che nella veste di allenatore-giocatore vincendo una Coppa di Lega, una FA Cup, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Europea. Ci sarà spazio per un’ultima esperienza da tecnico nel Watford di Elton John prima di intraprendere un altro percorso da opinionista tv. Poi la comparsa del male, la chiamata del Mancio che lo vuole al suo fianco, la splendida cavalcata degli azzurri agli Europei del 2021 terminata in quel lungo abbraccio a Wembley, che li ripaga entrambi non solo della delusione in maglia blucerchiata ma anche di una carriera in Nazionale che aveva riservato loro più dolori che gioie.

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