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Educare all'amore: da studentessa mi accorgo della lezione dimenticata

Educare all'amore: da studentessa mi accorgo della lezione dimenticata

Mi accorgo che non vi è corrispondenza tra i preziosi insegnamenti della Montessori e il modo in cui noi giovani generazioni siamo state cresciute


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Nel 1916 Maria Montessori scriveva nel saggio l’Autoeducazione “Anche gli studi biologici che si addentravano a scoprire i segreti della natura si sono incontrati nell’amore come nella chiave della vita… è l’amore che mantiene le specie animali, non la lotta per l’esistenza. Infatti la lotta per l’esistenza serve a distruggere; e, in quanto alla sopravvivenza, essa non è solo dei forti come si credette in principio. Ma l’esistenza, essa è collegata all’amore”.
Leggendo le affermazioni dell’illustre educatrice e scienziata marchigiana, non posso fare a meno di chiedermi se fino a questo momento coloro che avevano il compito di educare, abbiano agito nella direzione giusta. Da studentessa ancora in formazione, mi accorgo che non vi è corrispondenza tra i preziosi insegnamenti della Montessori e il modo in cui noi giovani generazioni siamo state cresciute.

Ci hanno addestrati ad una vera e propria “lotta per l’esistenza” che oscilla tra il bisogno individuale di mettersi in mostra e prevaricare sull’altro e, la necessità di conformarsi vilmente alle opinioni e agli atteggiamenti della maggioranza, anche se in contrasto con la nostra coscienza. E’ una lotta senza ideali e sentimenti, una lotta per la mera sopravvivenza fisica e materiale e non per la Vita, intesa nel suo significato più nobile e profondo.
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Una lotta che non forma l’individuo ma che si limita, oggi più che mai, ad offrirci un preoccupante quadro di distruzione di tutti quei principi, quegli ideali, quei punti di riferimento che credevamo ben consolidati in ciascuno di noi.

Maria Montessori, inoltre, nel medesimo saggio fa notare come proprio grazie all’amore la specie è riuscita a sopravvivere, in particolare facendo riferimento allo straordinario potere dell’amore materno che offre protezione e cura. Non accondiscendenza e ricompense materiali che abituano bambini e ragazzi ad obbedire inconsapevolmente e a compiere certe scelte per convenienza e opportunismo e non perché spinti dalla propria volontà e desideri ma, bensì, protezione, cura, rispetto… è proprio questo che genitori e insegnanti in primis dovrebbero volgere ai loro figli e studenti, in modo che essi siano in grado di relazionarsi al mondo con un atteggiamento rispettoso, critico, e attento a non ledere la dignità degli altri individui.
Se l’amore è dunque ciò che spiega la sopravvivenza e rappresenta la chiave della vita, credo fermamente che dovrebbe anche essere il fulcro della nostra educazione.

Camilla Dolcini - Modena
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