Anche lo scorso anno, gli abbattimenti più massicci, erano stati fatti a ridosso di ferragosto, documentati inizialmente solo dai nostri obiettivi. Con il taglio dei giorni scorsi e la riduzione in frammenti triturati degli ultimi alberi ancora in piedi lungo il bacino in linea della cassa di espansione del fiume Secchia, a ridosso della diga, si chiude definitivamente un capitolo lungo quarant’anni di storia naturale alle porte della città. Rimane in parte quello dei bacini laterali ma il grande bosco percorribile nel percorso natura con valenza didattica per presenza e habitat di caprioli scoiattoli, cinghiali e specie protetti di volatili, non c'è più. Di quello non rimane nulla e lascia il tempo che trova il tentativo di piantumare in aree definite nuovi esemplari di alberi (in parte già spazzati via da nuove erosioni), al fine di creare nuove isole naturali all'interno, tali tra chissà quanti anni.
Nell'immagine il bosco fino a giugno 2024. Oggi non rimane nulla

Quelli che sono stati abbattuti nei giorni scorsi erano gli ultimi lembi verdi di un’area boschiva di 40 ettari, foresta cresciuta spontaneamente in una zona che, nonostante la sua origine artificiale (ovvero circoscritta da manufatti arginali), era divenuta negli anni un ecosistema complesso.
Circa l'80% di questo bosco era già stata distrutto nell’agosto dello scorso anno, in parte per errore, durante i primi lavori preparatori.

Il lotto che ha previsto l'abbattimento del bosco rientra nei tre principali previsti per migliorare la funzionalità della cassa di espansione del Secchia. L’unico intervento finora avviato, da concludere entro quell'estate del 2026 per poter avere riconosciuti i fondi PNRR concessi, è quello relativo all’innalzamento degli argini perimetrali, reso possibile solo grazie a fondi europei, ottenuti però non per la funzione di contenimento delle piene (per la quale la Regione negli ultimi decenni non aveva preparato progetti ad un livello tale di avanzamento da potere essere finanziati nei tempi previsti dai bandi europei con fondi PNRR), ma per la destinazione della cassa come bacino irriguo.
L’eliminazione del bosco è stata motivata in parte dalla necessità di liberare e recuperare il terreno sottostante (fatto di sedime accumulato nel corso delle piene), per permettere l’ampliamento e l’innalzamento del perimetro arginale.
Va inoltre sottolineato che, a causa dei ritardi storici della Regione nella progettazione e realizzazione degli interventi strutturali, tra cui il rifacimento della diga e del manufatto sfioratore, la capacità della cassa di espansione è rimasta limitata e adeguata solo a piene di piccola entità. Situazione che, come specificato durante un sopralluogo dal Presidente della Regione Michele De Pascale - in caso di precipitazioni come in Romagna presumibilmente anche Modena sarebbe stata colpita dai medesimi effetti. Ovvero se negli ultimi anni, al netto non trascurabile di una alluvione devastante che ha provocato anche un morto nel 2014, causa rottura arginale a San Matteo, è stata risparmiata dal disastro, non è per la tenuta del sistema ma perché il sistema, soprattutto quello del Secchia è stato risparmiato da piene medie e prolungate anche solo con Tempi ri Ritorno di 50 anni.
Il progetto esistente per il rifacimento della diga dovrà essere aggiornato, ma i tempi per l’approvazione e la realizzazione restano indefiniti, con il risultato che il reale potenziamento della capacità e della sicurezza idraulica viene ulteriormente rimandato e, comunque, non sarà attuabile prima di diversi anni. Nonostante l'innalzamento del perimetro arginale che da solo poco o nulla cambia in termini di sicurezza.
Gi.Ga.
Foto cumuli e a raso Massimo Neviani. Bosco dall'altro La Pressa
Nel video (La Pressa) del 2023, le immagini delle parti della cassa e il loro funzionamento. Nella parte del bacino in linea visibile ancora il bosco da 40 ettari ora abbattuto


