Come sempre capita quando si rilasciano interviste (Fanpage e Repubblica) si estrapolano dal contesto due parole e su queste sole si polemizza. La giornalista quando ho confermato l’impossibilità a vaccinarmi mi ha domandato se avessi paura: la mia risposta è che mi auguravo di essere fra il 99,9 per cento delle persone che ben seguite anche se anziane sopravvivono al Covid. Messaggio basato sui numeri e antiansia e che nulla toglie alla utilità dai vaccini.
Per testimonianza diretta confermo che oggi, venerdì 3 dicembre, i nuovi affetti da covid si trovano davanti due diverse risposte: una parte dei medici di famiglia consiglia Tachipirina e vigile attesa e non ritiene utile visitare il paziente a domicilio per poi passare all’ospedale in caso di complicanza o dove ben funzionano alle USCA (unità speciali di continuità assistenziale). Un'altra parte dei medici di famiglia preferisce visitare i pazienti a domicilio per cogliere subito eventuali complicanze. Io personalmente su cinquanta pazienti seguiti da giugno ne ho inviati 6 all’ospedale per confermare una polmonite captata con il fonendoscopio (telefonando ogni volta ad un collega dell’ospedale per un percorso veloce e per spiegargli il quadro clinico). Confermata la polmonite, 5 mi sono stati immediatamente riaffidati sino a completa guarigione, uno è stato trattenuto per complicanze cardiache.
Risposte ai pazienti ambedue legittime, ma domando a chi mi legge: potendo scegliere, quale tipo di assistenza auspicherebbe?
Ps. Oggi alle 14.30 avevo appuntamento con una tv locale per un confronto con due cattedratici modenesi. Alle 13.00 mi hanno avvisato che rifiutano il confronto.
Daniele Giovanardi - ex primario Pronto soccorso di Modena


