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I 'ragazzi in gamba' della CDR si trovano dopo 50 anni

I 'ragazzi in gamba' della CDR si trovano dopo 50 anni

In vista degli 80 anni della Città dei Ragazzi incontro tra 35 'pionieri', tra ricordi condivisi e gioia di rivedersi. Il saluto dell'Arcivescovo e l'omaggio ai sacerdoti fondatori Rocchi e Monari


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Erano 35, pieni di ricordi ancora vivi da condividere, i giovani di un tempo insieme ad uno dei parroci pionieri don Franco Malagoli che si sono ritrovati alla Città dei Ragazzi, una realtà che è cresciuta dentro e in comunione con la città. Furono i giovani che parteciparono alla vita e all'attività nei primi anni di vita della struttura e degli spazi di via Tamburini.
Ai tempi venivano chiamati i 'ragazzi in gamba', oggi settantenni e ottantenni con la stessa lucidità e lo stesso spirito di allora. Convocati e riuniti su idea di Carlo Giovanardi che, con il fratello gemello Daniele, ha vissuto quegli anni formidabili di crescita e sviluppo della struttura. Si sono disposti in un grande cerchio all'interno di una delle sale dell'istituto. In quel cerchio si sono riconosciuti, rincontrati e hanno raccontato, uno a uno, i propri ricordi, tra aneddoti divertenti e gli scherzi memorabili fatti ai primi sacerdoti, tra cui la spinta nell'acqua della piscina di uno dei sacerdoti.
Il raduno speciale dei pionieri ha permesso di riavvolgere anche il nastro della memoria che unisce i sacerdoti di ieri a quelli di oggi, sotto lo sguardo delle immagini appese alle pareti dei fondatori, don Mario Rocchi e don Elio Monari, figure lungimiranti che nel difficile dopoguerra seppero offrire ai ragazzi un luogo di accoglienza, crescita e riscatto sociale.
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Tra le file dei presenti spiccava anche la presenza preziosa di don Mario Malagoli e, a sorpresa, quella del celebre fotografo modenese Beppe Zagaglia.
I pensieri sono andati anche a chi non c'è più, mentre chi non ha potuto partecipare fisicamente si è collegato al telefono per non mancare all'appuntamento.


 

A spiegare il significato profondo di questo momento è l'attuale direttore della struttura, don Stefano Violi: 'Nel cammino che l'anno prossimo porterà a festeggiare gli 80 anni della Città dei Ragazzi, i vecchi giovani di allora hanno deciso di tornare e ricordare. Ricordare vuol dire ridare il cuore alla Città dei Ragazzi ed è un momento bellissimo. Si stanno raccontando le esperienze e si scopre che, subito dopo la seconda guerra mondiale, la periferia di Modena è diventata la casa per tanti; è diventata la città nella città, forse per molti il cuore della città perché ha educato a vivere in modo civile, cristiano e a incontrarsi con i valori che don Mario proponeva.
È bello tornare alle radici sperando che continuino a dare una linfa sana e il loro apporto prezioso, ed è bello ricordare le nostre origini per poter fare un ulteriore salto in avanti verso le generazioni nuove che aspettano il nostro contributo'.



Negli anni del dopoguerra, infatti, la CDR accoglieva giovani spesso con poche possibilità e in cerca di una strada; moltissimi di loro l'hanno trovata nel campo dell'imprenditoria, dell'artigianato e del sociale, oltre che come l'ex ministro Carlo Giovanardi, anche nel mondo della politica. Tra questi c'è anche Tarcisio Fornaciari, storico dirigente BPER e figlio di uno dei fondatori: 'Io posso parlare dei ragazzi compiutamente perché mio padre fu uno dei primi collaboratori di don Mario, all'inizio degli anni '50, quando nacque l'idea della Città dei Ragazzi. Oggi vedo tanti amici e conoscenti suoi che si ricordano e che hanno un grande ricordo di don Mario e di quanto bene abbia fatto alla città di Modena'. Tra le tante testimonianze incrociate c’è anche chi, pur essendo cresciuto nel Sacro Cuore – all'epoca la grande rivale sportiva della CDR –, ha poi insegnato qui dal 1964 al 2001, diventando a tutti gli effetti un pilastro della struttura.

Per Carlo Giovanardi, promotore dell'iniziativa, la CDR rappresenta un miracolo concreto: 'Questa è una città nella città: chi viene a visitarla oggi trova uno straordinario compendio di campi di calcio, palestre, scuole di formazione professionale con uomini, donne, ragazzi e ragazze.
Tutto è nato dall'intuizione di don Mario, da un sogno, da una profezia, dal nulla; e oggi è una delle realtà viventi più partecipate di Modena. Oggi questi 'ottantenni', perché questa è l'età di chi ha fondato la struttura con don Mario negli anni '50, si sono radunati per dire ancora una volta grazie e per ricordare a tutta Modena e provincia che chi ha assimilato bene continua a distribuire bene per sempre'.
Il momento più solenne si è consumato appena prima del pranzo, quando l'Arcivescovo di Modena-Nonantola, Erio Castellucci, ha raggiunto i presenti per un caloroso saluto e per guidare una preghiera comune. Il Vescovo, definendo affettuosamente don Franco Malagoli come la 'special guest' della giornata. 'È bellissima questa continuità, perché vuol dire che c'è una storia e che c'è qualcosa che si è scritto dentro. È questo che porta a ritrovarsi senza troppe nostalgie e con molta gioia'. Un'eredità umana e sociale straordinaria che, a un passo dal traguardo dell'8 dicembre dell'anno prossimo, si conferma come uno dei più grandi patrimoni sociali di Modena.



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Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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