L'inchiesta sugli affidamenti in Val d'Enza ruota attorno a casi 'circoscritti territorialmente', eppure si è diffusa 'l'idea che esista un generalizzato 'sistema Bibbiano', complice un'informazione giornalistica non sempre misurata e a volte pressapochista. La polemica politica poi ci ha messo del suo, ma su questo è meglio tacere'. Sono le parole del procuratore generale presso la Corte d'appello di Bologna, Ignazio De Francisci, che ha toccato il tema Bibbiano intervenendo alla cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario in Emilia-Romagna. L'inchiesta 'ha imposto un doveroso controllo sui casi interessati dall'indagine, otto. Due di questi otto - riepiloga De Francisci - sono stati definiti con decreto del Tribunale, non impugnato dai genitori, in cinque casi si sono avuti collocamenti extra familiari. Si è operato da parte della Procura minorile un'attenta valutazione in merito agli effetti sulle decisioni giudiziarie delle ipotizzate azioni delittuose; ebbene l'esito di tali valutazioni autorizza a ritenere che l'esercizio dell'attività giudiziaria non ha subito compromissioni di rilievo derivanti dalle condotte oggetto di indagine penale, posto che gli interventi in corso a tutela dei minori coinvolti, emergenti da risultanze ulteriori rispetto alle relazioni dei servizi, sono risultati del tutto doverosi, seppur essi siano proseguiti con l'affidamento degli incarichi ad altri servizi e in alcuni casi con l'affidamento di consulenze tecniche'. Si è 'quindi trattato di casi circoscritti territorialmente - afferma il procuratore generale - peraltro tutti ancora al centro di un procedimento penale giunto alla fine delle indagini' e ora 'pronto per la verifica dibattimentale'.
Il procuratore generale: 'Sbagliato passi idea esista sistema Bibbiano'
'Complice un'informazione giornalistica non sempre misurata e a volte pressapochista. La polemica politica poi ci ha messo del suo'
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