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Il ritiro sociale dei ragazzi: progetto di formazione per la presa in carico

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Coinvolte oltre 80 scuole e 170 insegnanti nella proposta dell'Ausl di Modena in collaborazione con l'Ufficio scolastico provinciale: con webinar dedicati


Il ritiro sociale dei ragazzi: progetto di formazione per la presa in carico
Un percorso formativo che rappresenta una risposta concreta a un fenomeno di disagio, amplificato dalla lunga fase pandemica. Si è conclusa la prima parte del progetto ‘Ri-So’, dedicato ai cosiddetti ‘eremiti sociali’, giovani che gradualmente escono da ogni dinamica sociale e relazionale, compresa la scuola, e decidono di rinchiudersi tra le mura domestiche, limitando i pochi contatti umani alle interazioni online. Nel 2021 l’Azienda USL di Modena, in accordo con l’Ufficio Scolastico provinciale, ha deciso di sensibilizzare sul tema avviando una formazione che ha coinvolto diversi istituti scolastici della provincia, le famiglie e vari servizi territoriali. Il progetto nasce con l’obiettivo di migliorare la conoscenza del fenomeno e creare una rete capace di attivare una presa in carico precoce dei ragazzi a rischio, intercettando questa tendenza all’isolamento prima che diventi cronica.

La formazione è stata strutturata in una serie di webinar rivolti, in particolare, a operatori educativi, sociali e sanitari; psicologi; medici di medicina generale; pediatri di libera scelta; docenti e genitori delle scuole secondarie di primo e secondo grado della provincia di Modena.

Oggi, presso l’Auditorium dell’Ospedale di Baggiovara, si è tenuto un primo momento di bilancio sul progetto e le sue prospettive future: presenti la Direttrice Sanitaria dell’Azienda USL, Silvana Borsari; la Responsabile del progetto ‘Ri-So’ e dei Centri per l’Adolescenza dell’Ausl di Modena, Maria Corvese; la Responsabile Psicologi Neuropsichiatria Infanzia e Adolescenza e Polo DSA dell’Ausl di Modena, Antonella Riccò; il Direttore della Comunicazione e Promozione della Salute dell’Azienda USL di Modena, Massimo Brunetti; e la Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Modena, Silvia Menabue.

Insieme a loro sono intervenute le tre psicologhe, che in questi mesi hanno seguito il progetto e mantenuto i contatti con i vari territori coinvolti: Elena Odorici (referente per Pavullo, Vignola e Sassuolo), Rossella Benedicenti (Modena e Castelfranco Emilia) e Nicole Bedetti (Carpi e Mirandola).

Gli incontri online, ancora in corso, hanno coinvolto fino ad oggi la maggior parte delle scuole secondarie di primo e secondo grado della provincia di Modena, per un totale di quasi ottanta istituti scolastici più due istituti di avviamento al lavoro. Per quanto riguarda i partecipanti sono oltre 170 gli insegnanti collegati costantemente ai webinar, 120 gli operatori sanitari e 260 i genitori raggiunti complessivamente. Quasi 70 le ore impegnate nei vari incontri distrettuali, con 88 consulenze dedicate alle scuole, 71 per gli operatori sanitari, 91 colloqui con le famiglie e 28 casi presi in carico.




“Come Azienda USL di Modena ci siamo sentiti in dovere di approfondire questo fenomeno, che la pandemia ha ulteriormente amplificato – dichiara la Direttrice Sanitaria dell’Azienda USL di Modena, Silvana Borsari -. La distanza imposta dall’emergenza sanitaria ha avuto l’effetto di agire in maniera silenziosa su quei ragazzi che vedono nell’isolamento totale e il ritiro scolastico una risposta al disagio, alla sofferenza. Il confronto in atto con docenti, genitori, psicologi ed educatori ha l’obiettivo di definire strumenti di presa in carico sempre più precoci, in modo da intercettare in tempo i primi segnali di questo malessere e intervenire con un’azione sinergica e il più possibile efficace”.





“Il fenomeno del ritiro sociale era già presente prima della pandemia, ma nel corso dell’emergenza sanitaria ha variato le sue caratteristiche – spiega la Responsabile del progetto ‘Ri-So’ e dei Centri per l’Adolescenza dell’Ausl di Modena, Maria Corvese -. Siamo di fronte a ragazzi, tra gli 11 e i 15 anni, che tendono ad assentarsi da scuola e dai rapporti sociali in generale investendo il loro il loro interesse nel perimetro dei social media e dei videogiochi online. Il mondo virtuale diventa così l’universo dove questi giovani riescono ad intrattenere rapporti sociali senza vergogna. Il senso di inadeguatezza verso i propri pari, e non con gli adulti, è il sentimento dominante del ritirato sociale. Col Progetto ‘Ri-So’ vogliamo intercettare questa tendenza prima che l’isolamento si strutturi in maniera definitiva”.





'Il fenomeno del ritiro sociale è oggi una delle manifestazioni di sofferenza più diffuse tra gli adolescenti – aggiunge la Responsabile degli Psicologi di Neuropsichiatria Infanzia e Adolescenza e Polo DSA dell’Ausl di Modena, Antonella Riccò, referente del progetto ‘Ri-So’ per la scuola secondaria di primo grado -. Questo progetto, trasversale a diversi servizi sanitari e sociali, ha una finalità sostanzialmente preventiva. Sono circa 3 su 1000 gli adolescenti in carico alla Neuropsichiatria Infanzia e Adolescenza di Modena, che presentano ritiro sociale associato a disturbi psicopatologi. Questo progetto è un'opportunità per intervenire alla prima comparsa dei segnali, prevenendo di fatto l'insorgere di psicopatologie più complesse'.





“Il progetto ‘Ri-So’ nasce dai bisogni dei ragazzi e delle famiglie. La prima domanda su questo tipo di problematica è stata posta all'interno del coordinamento provinciale di promozione della salute, in cui siedono stabilmente rappresentanti dell'ufficio scolastico provinciale e dei cittadini – afferma il Direttore dell’Area Comunicazione e Promozione della Salute dell’Azienda USL di Modena, Massimo Brunetti -. Sono state proprio le scuole a porre il problema in termini di priorità. Questo ci ha consentito di raccogliere sin da subito i bisogni dei ragazzi e di trasformarli in servizi e risposte. Fondamentale per tutto questo è stato il poter utilizzare i fondi regionali della legge 19 del 2018 sulla promozione della salute, che consentono di mettere in campo anche in modo rapido azioni di questo tipo. Ancora una volta il fare rete tipico del modello regionale emiliano romagnolo fra tutti gli attori in campo si dimostra un modello vincente per fare stare bene le persone”.





“Già nel 2018, l’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia Romagna ha compiuto una rilevazione del fenomeno del ritiro sociale all’interno delle Istituzioni Scolastiche della regione, che ha fornito una prima panoramica della condizione reale. I successivi effetti causati dalla pandemia e l’alternanza tra didattica a distanza e in presenza hanno evidenziato un aumento del fenomeno dei ragazzi socialmente ritirati - aggiunge Silvia Menabue, Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Modena -. Per fronteggiare la situazione, l'Ufficio VIII Ambito Territoriale di Modena, di concerto con l’AUSL, ha ritenuto essenziale realizzare il progetto Ri-So. Dopo una prima fase di formazione svolta nella primavera 2021, e ripresa nel periodo autunnale, il progetto è proseguito con iniziative a livello distrettuale. La scuola ancora una volta risulta essere osservatorio privilegiato per cogliere le diverse manifestazioni di disagio dei propri studenti, favorendo risposte immediate alle necessità emergenti”.

Chi sono gli ‘eremiti sociali’?

Il ritiro sociale è oggi una manifestazione di sofferenza sempre più diffusa tra gli adolescenti. Si tratta di un fenomeno assai complesso che, se inizialmente ha coinvolto i giovani in Giappone, dove il fenomeno degli Hikikomori (dal giapponese: HIKU tirarsi indietro + KOMORU ritirarsi, isolarsi) ha assunto dimensioni quasi epidemiologiche, rappresenta ormai anche in Europa e in Italia uno tra i disagi psicologici attuali, legati alla crisi evolutiva adolescenziale.

I ragazzi colpiti dal fenomeno presentano un quadro di progressivo impoverimento dei rapporti sociali, scarso investimento in attività ricreative, spesso assenti dalle lezioni scolastiche. La loro socialità tende a sostanziarsi di contatti on-line, attraverso l'utilizzo di social media e/o videogiochi, tendono a dormire fino a tardi riducendo, di conseguenza, anche i contatti con la famiglia e assentandosi dalla didattica sia in presenza sia a distanza. Quando queste situazioni arrivano all’osservazione dei servizi sanitari, il sintomo è già conclamato da molto tempo. È necessario, invece, intercettarli precocemente, ai primi segnali, generalmente psicosomatici, che li spingono ad accumulare assenze a scuola.

L’Ausl ha creato una pagina dedicata, www.ausl.mo.it/ritiro-sociale per aggiornare sul progetto e le iniziative in corso.


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