'In poche parole, commenta Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up, siamo di fronte a una situazione alquanto paradossale, non certo una novità nel nostro singolare sistema sanitario.
Infermieri e medici ucraini che scappano dal drammatico territorio della guerra, potranno quindi esercitare la loro professione nel nostro Paese per la durata di ben 12 mesi, senza bisogno di nessuna integrazione di idoneità dei propri requisiti, come dovrebbe avvenire per legge per professionisti della sanità appartenenti a paesi che non rientrano nella comunità europea.
Ma vi è di più, perché il provvedimento prevederebbe addirittura una deroga, rispetto al previsto e preliminare accertamento della conoscenza della lingua Italiana da parte degli Ordini Professionali. Come se in ospedale fosse possibile curare od assistere i pazienti senza avere la possibilità di comunicare con loro.
Da non dimenticare, inoltre, che stiamo parlando di persone con diversi alfabeti e con un sistema di scrittura che nulla ha a che vedere con il nostro.
Insomma, lo sa un infermiere ucraino qual'è il nome commerciale Italiano di quei farmaci oggetto delle sue conoscenze ed esperienze pratiche quotidiane in Ucraina? E' in grado di distinguerne gli effetti? Conosce questo infermiere le tante leggi speciali che, in Italia, regolano l'esercizio della professione, anche per i riflessi che hanno sui relativi ambiti di funzione e di responsabilità? Saprà, una volta ammesso alla pratica assistenziale quotidiana, fino a dove agire in autonomia e dove fermarsi?
Oppure, ancora più semplicemente, in quale modo, nel bel mezzo di un intervento operatorio il chirurgo potrà chiedere la strumentazione necessaria alla sua assistente, cioè l'infermiera strumentista, se questa è completamente ignara della lingua italiana?
Insomma, i nostri dubbi - continua De Palma - sorgono spontanei nel leggere il provvedimento che circola nelle ultime ore.
Seppur sottolineando il pieno rispetto delle condizioni umane di uomini e donne che, nel fuggire dagli orrori della guerra, meritano di essere accolti nelle nostre nazioni nel migliore dei modi, e soprattutto senza nulla voler togliere alla loro preparazione professionale, è necessario affrontare anche il discorso spinoso della sicurezza sanitaria.
Il comunicato non specifica se i sanitari ucraini saranno debitamente vaccinati prima di lavorare all’interno delle nostre strutture ospedaliere. Ricordiamo che in Ucraina oltre metà della popolazione è in netto ritardo con le somministrazioni. Inoltre, se anche gli operatori sanitari ucraini fossero vaccinati, immaginiamo che non risulteranno essere stati immunizzati mediante uno dei vaccini riconosciuti in Italia (Pfizer, Moderna etc), ergo si porrebbe il problema della efficacia e validità di una vaccinazione fatta con prodotti differenti.
Le Aziende Sanitarie che dovranno assumere questo personale straniero, alle condizioni sopra indicate, si troveranno, perciò, a dover affrontare anche questo tipo di problematica'. Senza poi considerare che questa deroga costiturebbe una discriminazione nei confronti dei sanitari italiani che da mesi, perché senza super Grenn pass, sono esclusi dal lavoro e lasciati senza stipendio.
Quanti di noi affiderebbero un proprio congiunto ad un professionista sanitario che arriva nel nostro Paese con possibili lacune linguistiche, anche gravi, che potrebbero non consentirgli di comunicare?
Ora, senza nulla voler togliere alla competenza dei sanitari ucraini, è davvero indispensabile inserire nei nostri ospedali dei professionisti sanitari senza compararne i relativi percorsi di abilitazione professionale al fine di verificarne l'idoneità sotto il profilo della presenza di requisiti minimi necessari all'esercizio nel nostro Paese?'
'Salvo prova contraria - prosegue De Palma - questo vorrebbe dire mettere a lavorare, finanche nelle sale operatorie, medici e infermieri di cui non si sa nulla, che non parlano italiano e che non possono interloquire adeguatamente, ne’ con i malati e tanto meno con gli altri colleghi.
Sosteniamo senza indugio il pieno appoggio ai professionisti sanitari ucraini, che beninteso siamo pronti ad accogliere ed a sostenere nel migliore dei modi, soprattutto di fronte all'immenso dolore del quale sono latori in un momento epocale come questo, che ci colpisce e non ci lascia certo indifferenti, conclude De Palma, ma determinate riflessioni, quando in gioco c’è la salute dei nostri cittadini, sono doverose!'.


