Il fatto che Omicron sembrerebbe davvero colpire in maniera più leggera, combinandosi con l'effetto dei vaccini, nella prevenzione dei casi gravi (i dati continuano a confermare che la quasi totalità, ieri al 99,3% dei positivi è asintomatico o lievemente sintomatico, che lo 0,7% richiede ospedalizzazione e che solo per lo 0,05% dei casi si rende necessario il ricovero in terapia intensiva), sembra indurre chi non si è vaccinato (spesso nonostante la prospettiva di essere sospeso dal lavoro), a non vaccinarsi. A costo anche di perdere il lavoro e, di fatto, vita sociale. Ciò che stupisce anche e soprattutto gli addetti ai lavori riguarda non solo la fascia di età dove la percentuale è più alta (quella dai 50 ai 54 anni, che sfiora il 10%), ma anche quella di età più avanzata. Mantenendosi ad un livello che non in tempi covid e senza obbligo sarebbe stata giudicata bassissima, ma oggi viene al contrario giudicata alta: fino ai 64 anni infatti la percentuale dei non vaccinati (senza nemmeno una dose) è del 9,5%.
'Ci aspettavamo, anche in vista dell'obbligo al 15 febbraio e che indurrebbe quindi a sottoporsi alla prima dose entro fine gennaio, a numeri più alti.
Del resto il flusso degli accessi degli over 50 ai centri vaccinali è chiaro: nei giorni di picco delle ultime settimane a livello provinciale si sono registrati sui 200 accessi di chi doveva ancora sottoporsi la prima dose, ma non sono mancati giorni con 19 o addirittura 7 accessi a livello provinciale.
Un fascia cosiddetta NO Vax tale nei fatti ma destinata ad espandersi sempre più sulla carta, visto che sono tanti (anche se su questo fronte i dati scarsggiano), coloro che per positività o altro non si sono sottoposti entro sei mesi alla seconda o alla terza dose, trovandosi oggi nella condizione di vedersi sospendere o scadere la validità del Green Pass, tornando di fatto ad uno stato, tecnicamente, burocraticamente e socialmente parlando, di un non vaccinato
Gi.Ga.


