Un forte disagio che matura tra i giovani a prescindere della loro estrazione sociale o dalle condizioni famigliari. Giovani che trovano nei gruppi social e nella loro trasposizione all'esterno dei social, e nei ritrovi soprattutto nel fine settimana, diventano ricettacolo di disagio che si esprime in atti deliquenziali. Ma nessuna azione programmata e nessuna organizzazione strutturata. Insomma nessuna vera a propria baby gang nel senso più classico della sua definizione ma gruppi di ragazzi protagonisti di reati gravi contro il patrimonio e contro la persona ma che dopo la reazione delle forze di polizia, della scuole e delle istituzioni di fronte alla rissa tra due gruppi, nel febbraio scorso, nella zona delle autocorriere, hanno ridotto la loro azione. Ne abbiamo parlato questa mattina, all'indomani della notizia dei risultati delle operazioni e delle indagini su 5 episodi di reato commessi da gruppi di giovani, di età compresa dai 14 ai 17 anni, ma alcuni anche di 13, nella città di Modena, con il capo della Squadra Mobile di Modena Mario Paternoster che ha condotto le inagine coordonate dalla procura presso il tribunale dei minori di Bologna. 'La nostra risposta c'è stata e grazie alla procura che ha ci ha fornito tutte le garanzie e gli strumenti per potere procedere con le indagini, è stato possibile individuare e fermare i ragazzi, interrogarli, incontrare le loro famiglie ed allargare il cerchio delle responsabilità. Una volta che si sono sentiti monitorai e braccati hanno iniziato a ridurre la loro attività. Del gruppo di 20 subito almeno 15 si sono dissociati e si sono allontanati dal gruppo almeno nelle sue espressioni peggiori'.
Minori violenti: il gruppo come catalizzatore e sfogo del disagio
Fuori dal gruppo e singolarmente i ragazzi non commetterebbero quei reati. Il disagio condiviso sui social si trasmette all'esterno
Fuori dal gruppo e singolarmente i ragazzi non commetterebbero quei reati. Il disagio condiviso sui social si trasmette all'esterno
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