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Mio papà, Gianfranco D’Angelo. Un anno senza il re della risata

Mio papà, Gianfranco D’Angelo. Un anno senza il re della risata

Romano verace ma mai eccessivo ha fatto del teatro la sua attività primaria, dal Bagaglino alle commedie, passando per cose più intimiste


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Una non ancora afosa mattinata d’agosto dello scorso anno; che non sarà stato quello con il clima più rovente della storia ma di certo non scherzava. Dall’alba mi trovo sul posto di lavoro in quasi assoluta solitudine. A sorvegliare la fabbrica vuota, io e un polleggiato collega. Siamo in silenzio da minuti, forse ore e la nostra consolazione è quel fresco mattutino che comunque a breve sparirà. Non sono ancora le 9 e arriva della messaggistica di mia madre: mi comunica che Gianfranco D’Angelo non c’è più. Per me è stato decisamente un nefasto Ferragosto e ne ho scritto sul sito driveinstory.com.
Un anno fa ci lasciava un grande. Grande artista, grande uomo, grande marito e papà o più semplicemente “un grande!” perché è questo che la gente, l’entità astratta di cui tutti facciamo parte, dice quando sente nominare il volto più associato al Drive In.



Nonostante la popolarità del nostro e critiche alla trasmissione, Gianfranco è riuscito a rimanere nel cuore degli italiani. Oggi diremo che è non ha avuto haters. Ottantaquattro anni vissuti sempre con il sorriso sulle labbra in maniera spontanea e non avrebbe mai potuto fare il nonno in quanto troppo giovanile e sprintoso come testimonia il suo
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account Instagram.
Filmografia lunga ma condensata in pochi anni prima dell’approdo in Fininvest per la popolare trasmissione dove ha portato non solo l’ironia ma anche la professionalità maturata in tanti anni di teatro. Pur interpretando spesso ruoli commerciali e popolari non è mai stato associato all’italiano medio; sarà forse per via del suo piglio “british” tanto da essere scambiato per milanese (che negli anni ’80, in tempi pre-globalizzazione equivaleva a un nord europeo). Romano verace ma mai eccessivo ha fatto del teatro la sua attività primaria, dal Bagaglino alle commedie, passando per cose più intimiste. Spesso in teatro è stato accompagnato da due forze della natura, della sua natura nello specifico, che si chiamano Daniela e Simona: le sue vulcaniche figlie.

Daniela, tu e Simona avete occasionalmente lavorato con tuo papà sia in teatro che in tivù. Qual è la lavorazione a cui sei più legata?
'Sono molto legata alla sit-com “Casa Dolce Casa. Fiction girata a Milano dove papà era il capo famiglia, Alida Chelli la mamma, io la figlia più grande e Oreste Di Domenico, che credo abbia lasciato il lavoro d’attore, nel ruolo del fratellino pestifero. In ogni puntata c’erano delle guest come Enzo Garinei, Gianfabio Bosco, Claudio Bisio. Tutti amici.
La regia era di Beppe Recchia, con cui papà aveva già fatto Drive In.
Ci sono molto affezionata perché era un ambiente bellissimo: Le riprese sono durate un mese e mezzo. Il giorno si girava, il pomeriggio si facevano le riunioni davanti ai pasticcini presi in un bar a Col di Lana. Era un periodo di grande collaborazione con uno staff fantastico. Il tempo volava perché era davvero piacevole stare tutti insieme per le tre stagioni di questo programma.

E’ incredibile come Gianfranco, pur avendo vissuto la guerra e fatto decine di lavori diversi, abbia sempre avuto il sorriso e la forza di far ridere.
'La voglia di far ridere e far star bene gli altri era forse una reazione alla sofferenza che aveva avuto nei primi anni della sua vita che sono stati irti di difficoltà: ha perso i genitori quando era in fasce ed ha passato un’infanzia poverissima. Questo unito al fatto che è sempre stato una persona di una positività estrema, gli ha fatto conservare questa voglia di far star bene gli altri.
Sapeva quant’è importante stare bene'.

Si narra che nel periodo alla Sip, non fosse il classico artista frustrato che fa un lavoro che non gli piace ma al contrario, che vivesse tutto con leggerezza per se e per gli altri.
'Io non ero ancora nata ma ci sono molti aneddoti al riguardo: c’era un collega, Franco Mercuri che poi diventerà co-autore di molte cose fatte insieme a papà, con cui davano vita a scenette e scherzi davanti a clienti e colleghi. Forse era anche un modo per non soccombere a un lavoro che non senti proprio come il tuo'.

Non è certo l’unico ma sicuramente è tra i pochi ad essere riuscito a coniugare magnificamente lavoro e famiglia, riservatezza e immagine pubblica. Un record, tanto più che tu e Simona avete iniziato presto a dividere le scene con lui.
'Ha avuto una moglie (foto sopra) che ha sicuramente collaborato perché questo accadesse. Papà era costretto a stare fuori per molto tempo. Un attore non fa certo gli orari di un impiegato; non è tutti i giorni a casa. Molto spesso fuori a pranzo e cena per turné e lavori e in questo mamma lo ha aiutato a coniugare lavoro e famiglia. Mamma ci ha sempre spiegato anche quando eravamo piccole che papà era fuori per lavoro ma no ricordo mio padre come una figura assente. Lui è sempre stato molto discreto, evitando il gossip e ha sempre abilmente evitato i paparazzi e quel genere di cose che si sviluppano con i personaggi pubblici'.

Il pensiero di Gianfranco sui tanti che lo stimavano e a cui ha regalato tanti momenti memorabili?
'Aveva la gioia pura di essere riconosciuto e apprezzato dalle persone. Mai una volta, anche se era di cattivo umore o se era successo qualcosa, è stato scostante o scorbutico con i fan o con le persone che lo riconoscevano per strada. Al ristorante gli chiedevano continuamente l’autografo ma ha sempre avuto un enorme rispetto per il suo pubblico. Anche perché un attore dovrebbe sapere che un attore senza il pubblico, non è niente. Il pubblico ti dà la misura di quello che fai. Aveva felicità nel rapporto con il suo pubblico. Le persone che lo vedevano in tivù non le consceva ma chiunque lo accostasse e facesse complimenti o anche solo si limitasse a citargli i suoi tormentoni, lo fermavano per strada con ”A Gianfra’…Pippo, Pippo, Pippo…”, per lui era gioia pura'.
Francesco Russo
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