E anche oggi, mentre il fumo che usciva da un braciere improvvisato, avvolgeva i visi coperti dagli ombrelli e dal cappuccio delle giacche bagnate dalla pioggia, si intrecciavano i racconti di ciascuno. Ognuno diverso e ognuno simile. C'era la fisioterapista che ha rinunciato al proprio lavoro e ai propri pazienti, l'autista di trasporto pubblico locale che dal 15 ottobre, giorno di entrata in vigore del decreto, non sale sul bus, c'era l'operaio che ha visto uno a uno i compagni di lavoro accettare la logica imposta dal Governo, ma che 'resiste senza volere giudicare nessuno'. C'era una coppia di giovani genitori, col loro bambino, concepito nei mesi del lockdown e che ora - dicono - 'combatterà per una società più giusta'.
Alcuni non si sono vaccinati per convinzione, altri temono possa incidere sulle allergie preesistenti, molti sottolineano come il vaccino non c'entri nulla con la loro protesta, ma che il tema vero è quello della libertà e della lotta contro un lasciapassare (al di là della sua natura) per poter lavorare. I nomi non sono importanti, assicurano, non è una lotta personale, la visibilità dei singoli non c'entra, per loro, in ballo vi è una idea di comunità. E in un mondo che sta andando in direzione opposta, quel braciere rappresenta - al di là del merito - il desiderio di mantenere accesa una luce diversa distante dai riflettori del pensiero unico.
Giuseppe Leonelli


