E l'impatto dell'inquinamento nel portare a morti per tumori non viene 'mitigato' dal fatto di vivere 'in zone in cui le abitudini di vita sono in genere più sane', aggiunge Cazzola Gatti. Gli studiosi hanno preso in considerazione 35 fonti ambientali di inquinamento (ad esempio industrie, pesticidi, inceneritori, traffico automobilistico), rilevando che tra queste la qualità dell'aria è al primo posto per importanza per quanto riguarda l'associazione col tasso medio di mortalità per cancro. Seguono la presenza di siti da bonificare, le aree urbane, la densità dei veicoli a motore e i pesticidi. Inoltre, altre specifiche fonti ambientali di inquinamento si sono rivelate significative per la mortalità di alcune tipologie di tumore (come, ad esempio, la presenza di aree coltivate associate alla mortalità per tumori al tratto gastrointestinale, la vicinanza a strade e acciaierie per il cancro alla vescica, le attività industriali in aree urbane per il tumore alla prostata e i linfomi, eccetera).
In Italia si contano ogni anno circa 400.000 nuovi casi di tumori maligni, con una media annuale di decessi per tumore, secondo i Registri oncologici italiani, di circa tre morti ogni mille persone.
Secondo lo studio, le regioni italiane con un tasso di mortalità per cancro relativamente alto sono caratterizzate da un grado di inquinamento relativamente elevato, nonostante registrino una frequenza relativamente bassa di fattori di norma associati al rischio di cancro (come sovrappeso e fumo, basso reddito, alto consumo di carne e basso consumo di frutta e verdura). Inoltre, su scala provinciale, per i tumori maligni e benigni in generale, e per 16 su 23 specifiche tipologie di cancro, sono emerse associazioni spaziali significative con alcune fonti di inquinamento (che spiegano più della metà dell'associazione tra ambiente e tumore), confermando che, nella maggior parte dei casi, l'esposizione a un ambiente contaminato incide notevolmente sulla mortalità per cancro in Italia. 'I dati mostrano buone, anche se preliminari, evidenze che un migliore stile di vita e una maggiore attenzione alle problematiche socio-economiche e sanitarie possono ridurre solo in parte il rischio di morire di cancro, se la qualità dell'ambiente viene sottovalutata', spiega Cazzolla Gatti. 'Questo potrebbe spiegare il motivo per cui abbiamo osservato che le persone che vivono nelle regioni del Nord Italia (in particolare quelle situate nella Pianura Padana, tra la Lombardia e il Veneto, aree fortemente industrializzate), esposte a livelli di inquinamento ambientale molto elevati, mostrano un eccesso di mortalità per cancro significativo rispetto a chi vive nelle regioni centro-meridionali (ad eccezione di alcune località anch'esse molto inquinate, come la Terra dei Fuochi in Campania), anche se godono di una migliore salute, hanno reddito più elevato, consumano più alimenti di origine vegetale rispetto a quelli di origine animale, e hanno accesso più facile all'assistenza sanitaria'.
L'intera banca dati decennale (2009-2018) sui tassi di mortalità per cancro messa a punto dagli studiosi, realizzata a partire dai registri Istat, è stata pubblicata con accesso libero: vengono prese in considerazione 23 macro-categorie tumorali in Italia su scala comunale, provinciale e regionale. 'Vogliamo rendere facilmente accessibile una fonte di dati completa, aggiornata e pronta all'uso sullo stato della mortalità per cancro in Italia, perché possa essere consultata dagli enti interessati e dagli amministratori locali e nazionali, e per fornire ai ricercatori dati utili per realizzare ulteriori studi', conclude Cazzolla Gatti. Lo studio è stato pubblicato in open access sulla rivista Science of the Total Environment con il titolo 'The spatial association between envirnonmental pollution and long-term cancer mortality in Italy', mentre l'intero dataset sarà sulla rivista Nature Scientific Data. Gli autori sono Roberto Cazzolla Gatti (Università di Bologna), Arianna Di Paola (Cnr, Istituto per la BioEconomia), Alfonso Monaco (Università degli Studi di Bari 'Aldo Moro'), Alena Velichevskaya (Tomsk State University, Russia), Nicola Amoroso (Infn, Sezione di Bari), Roberto Bellotti (Università degli Studi di Bari 'Aldo Moro').


