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Pasticceria Turchi: dal croccante artistico al cioccatolo d'autore

Pasticceria Turchi: dal croccante artistico al cioccatolo d'autore

Marisa Tognarelli, maestra artigiana, porta nel marchio Tradizione e Sapori di Modena il croccante e il gusto autentico dell’Appennino


4 minuti di lettura

Tra le vie di Sestola, immersa nell’Appennino modenese, la Pasticceria Turchi è da oltre cinquant’anni un punto di riferimento per chi cerca eccellenza artigianale e creatività. Fondata nel 1973, ha saputo coniugare tradizione e innovazione, portando le sue specialità - dal croccante artistico al cioccolato in tutte le sue forme – ben oltre i confini locali. È proprio con il croccante artigianale del Frignano, dolce tipico della zona appenninica del Frignano, realizzato con zucchero caramellato e mandorle tritate, che l’azienda fa parte del marchio ‘Tradizione e Sapori di Modena’ da circa 20 anni.
Alla sua guida, Marisa Tognarelli, maestra nell’arte dolciaria, socia dell’A.C.A.I. e protagonista di numerosi riconoscimenti nazionali, ci ha fatto entrare nel cuore del suo lavoro, parlando di prodotti, territorio, premi e futuro.
La Pasticceria Turchi nasce nel cuore dell’Appennino modenese e oggi è riconosciuta a livello nazionale. Come si è evoluta la vostra produzione artigianale nel tempo, e quali prodotti sente oggi più rappresentativi della vostra identità?
'È dal lontano 1973 che sono entrata in questa attività, i prodotti che più mi rappresentano sono la lavorazione artistica del croccante e del cioccolato'.
Fate parte del paniere “Tradizione e Sapori di Modena”, che valorizza le eccellenze locali.
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Che tipo di impatto ha avuto questo riconoscimento sul vostro posizionamento economico e sulla percezione del marchio, anche fuori provincia?

'Fare parte di questo marchio per una piccola attività è molto importante. Agli occhi del cliente è un segno di garanzia e qualità. Valorizza il mio prodotto in tutti gli ambiti'.
Nel vostro laboratorio convivono tradizione dolciaria e sperimentazione con ingredienti del territorio come Parmigiano Reggiano, aceto balsamico, castagne e miele. Quanto conta oggi creare rete con produttori locali per offrire un prodotto distintivo e sostenibile?
'Sono riuscita ad abbinare il cioccolato di qualità con i prodotti del mio territorio. I miei clienti del territorio, e non solo, apprezzano molto tutte le mie preparazioni. Infatti, avendo tante richieste, in particolare per il cioccolato in tutte le sue forme e per il croccante per le cerimonie ‘come una volta’, sono molto soddisfatta dei risultati'.
Appartenete all’A.C.A.I. – Associazione Cioccolatieri Artigiani Italiani – e avete ricevuto importanti riconoscimenti, come il podio al Sigep di Rimini o il premio per la miglior pralina all’aceto balsamico tradizionale. Che valore hanno avuto questi risultati per la vostra credibilità e competitività sul mercato nazionale?
'Sì, essere cioccolatiere appartenente al gruppo A.C.A.I. è molto importante.
Sono riuscita a portare il mio prodotto in diverse città italiane con gli eventi che abbiamo sempre organizzato e sono stata premiata tante volte per le mie sculture ed i miei cioccolatini, specialmente nell’abbinamento con l’aceto ABTM DOP. Questo ha creato un’immagine di me positiva sui clienti ed un mercato redditizio'.
Sestola è una realtà montana con vocazione turistica, ma anche con sfide logistiche per chi produce artigianalmente. Quali difficoltà affrontate nella gestione quotidiana, se presenti, e che vantaggi offre invece lavorare in un contesto di questo tipo?
'Lavorare a Sestola offre più vantaggi. Il primo è l'arrivo di turisti, che permette al mio prodotto di viaggiare in tutta Italia. Inoltre, grazie ai social media, non mi sento isolata e riesco a gestire consegne e spedizioni ovunque'.
Ogni anno organizzate i “Giochi di Cioccolato e Croccante”, evento che unisce cultura, gusto e artigianato. Che tipo di ricaduta ha questa manifestazione sul territorio, sia in termini economici che di promozione culturale locale?
“Tutti mi chiamavano “Madam Binoche” quando, nel lontano 2002, organizzai questa manifestazione per la prima volta. Allora non avevo idea di quanto sarebbe diventato importante questo evento. Quella volta arrivò una marea di gente e nessuno si aspettava un successo così grande.
Tutto ciò ha cambiato anche il mio modo di lavorare: avevo capito che dovevo perfezionarmi. Sapevo già lavorare il croccante, ma cominciai a curare la mia formazione nel campo del cioccolato, frequentando scuole e corsi di pasticceria, in Italia ed all’estero. Viaggiai per il mondo visitando le piantagioni di cacao per toccare con mano questo alimento favoloso'.
Avete recentemente realizzato un’opera speciale per la Federazione Italiana Suonatori di Campane, donata a Papa Leone XIV in occasione del Giubileo dei Campanari. Com’è nato questo progetto e cosa ha rappresentato per voi portare l’artigianato dolciario fino in Vaticano?
'Ero stata contattata in primavera da un componente della Federazione Nazionale Suonatori di Campane, il signor Gabriele Sarti. Ho preparato un progetto e ho realizzato una campana di croccante alta cm 70 e del peso di kg 8,50. È stata molto apprezzata da tutti, con grande orgoglio anche per il mio paese e i miei clienti. È stata una soddisfazione enorme per il mio lavoro'.
Guardando al futuro, come immagina il passaggio generazionale della Pasticceria Turchi? Sta cercando giovani da formare o pensa a un modello di continuità differente per mantenere viva l’identità e la qualità dell’azienda?
'Come in tutte le aziende artigianali, questi tempi sono un po’ duri. Si trova poco aiuto e malformato, le giovani generazioni non sono interessate ai lavori manuali. Faccio il possibile per formare giovani ed insegnare questa realtà, vedremo dove ci porterà il futuro'.
La storia di Marisa Tognarelli è quella di un’artigiana che ha saputo unire arte, sapori e identità territoriale. Con il croccante e il cioccolato come ambasciatori dell’Appennino modenese, la Pasticceria Turchi non è solo un’impresa, ma un tassello vivo della cultura locale, proiettato verso un futuro che spera di condividere con nuove generazioni di artigiani.
Francesca Ricci
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